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Pensieri in libertà

 

    

     INCONTRI

 

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Sto metabolizzando, e non è facile. Qui il tempo, e la mia quotidianità, si sono fermati: tutto è uguale a prima, stessi gesti, stesse parole, i problemi di sempre… ma io sono tornata da Firenze cambiata. Ancora frastornata, ma sicura di una cosa: sono più ricca, infinitamente più ricca.
Sto scrivendo parole in libertà, in pieno brainstorming: le immagini continuano a scorrermi davanti agli occhi, nella mente mi riecheggiano frasi, battute, risate, mille particolari… Riassumere? Razionalizzare? Difficile, molto difficile. Forse ci è riuscita mia madre, quando le ho raccontato, cercando di spiegarle cosa mi avesse spinta a fare “questa faticaccia”, come la chiama lei; “insomma, sei andata a vivere”, ha detto. Sì, mamma, sono andata a vivere. Sono andata a vivere un sogno che qualcuno ha fatto diventare realtà.
Condivido in pieno quanto gli altri hanno già detto prima di me: le emozioni sono state talmente forti, talmente intense, che non si trovano
STORIE E MEMORIEparole adatte a raccontarle. Ci provo, a modo mio.

Vi ho guardato, amici miei, mentre eravamo nella sala di Indire; vi ho guardato a uno a uno, e i vostri volti si sovrapponevano ai vostri nomi, ai vostri avatar, alle vostre firme. Ho ripercorso più di due anni di forum, e vi ho immaginati, monadi silenziose, davanti ai vostri monitor, sparse in ogni dove, ognuna con il suo mondo interiore e “tutto il mondo fuori”, per dirla come Vasco, chine sulle tastiere a condividere competenze e professionalità, e nei momenti bui, durante le polemiche, e di nuovo tornare a sorridere, o a ridere come matti, pestando sui tasti con un ghigno da monelli… ho immaginato la commozione, lo stupore, la tristezza e la gioia sui vostri volti, che finalmente vedevo. Ripensavo a due fogli di carta che avevo nella borsa, un documento preso dal forum: ne avevo parlato con Paola e lei mi aveva suggerito di stamparlo e portarmelo dietro. Me lo sono riletto, durante il meeting, ma non l’ho condiviso con voi: non c’è stata l’occasione, o forse… non ne ho avuto il coraggio. Eppure è una delle cose più vere che io abbia letto nel forum. Lo ha postato Fernanda, una delle grandi assenti. C’eri anche tu a Firenze, Fernanda, c’eri anche tu con quel post, come c’era Daniela Borsato, colei che per molto tempo ha continuato a non voler credere che il virtuale potesse incrociare la strada della “vita vera”, e che adesso invece ci crede, e moltissimo, in questa vita vera.
Vedete, ragazzi, Forumlive è stato sì un evento unico, dal punto di vista strettamente professionale, talmente unico da stupire i vertici di Indire, ma è stato anche un’altra cosa: un incontro di anime, di menti, che sono andate alla ricerca di un riscontro in un sorriso, in un abbraccio, in una stretta di mano. Anime che si conoscevano, e hanno incontrato i corpi, hanno incontrato sguardi, e si sono capite al volo. Non tutto corrispondeva, è naturale, ma è stato piacevole constatare che le differenze tra l’idea che ci eravamo fatti e la realtà erano tutte in positivo. Non me ne vogliano gli altri, se mi limito a citare due esempi di persone che non conoscevo: la carica travolgente di Claudio Rosanova, la passione che mette in tutto quello che fa e che dice… è eccezionale, Claudio, e l’aggettivo che uso è decisamente insufficiente. E Pina. Pina ti affascina, ti incanta. E’ una persona a tutto tondo, sa essere leggera e frizzante, e profonda, e delicata, misteriosa e di una sincerità disarmante. Pina ti travolge con la sua vitalità, ma si ferma e ti ascolta guardandoti negli occhi. Pina che fa la disinvolta al momento di andare via, per ingoiare la commozione…
Rileggete questo allegato, amici miei. Quanta verità contiene…

Laura

 

                                               

       

 

       

 

        

 

      

 

     

 

       

 

      

 

      

 

     

 


 



 

 

 

 “L’anima e il corpo (1997)”
"Ho conosciuto più persone nuove attraverso la rete, da qualche anno in qua, che in qualsiasi altro modo. Alcuni di questi incontri si sono trasformati in vere amicizie. Non tutti direttamente. Attraverso la rete ho conosciuto qualcuno, tramite quella persona poi incontrato qualcun altro... ma è nella rete l’origine, la scoperta. Può essere chi abita lontano (per vederci di persona occorre un viaggio); oppure è vicino, a pochi passi da casa mia, ma non lo sapevamo.
Capita ogni tanto di ragionare insieme su questo modo di conoscersi. Il tema, per molti aspetti, è affascinante.

Incontriamo una persona che non possiamo vedere né toccare. Prima di vederla fisicamente ne conosciamo i pensieri, il carattere, il temperamento. Nasce un rapporto, un reciproco interesse, uno scambio di pensieri e di emozioni; cresce il desiderio di incontrarsi; e un giorno, finalmente, ci si vede. La domanda rituale è «quanto sono diverso da come mi immaginavi?»
Insomma il cammino è al contrario di quello abituale:
conosciamo prima l’anima, poi il corpo.
Non è vero che se prima ci si vede, e poi ci si parla, ci si conosce meglio. Spesso l’incontro fisico è deviante; nasconde o rallenta l’incontro con l’anima e con la mente. Ci sono persone che si vedono da vent’anni, magari condividono lo stesso letto, e non si conoscono bene. Non è solo menzogna la frase classica degli infedeli: «mia moglie (o mio marito) non mi capisce». La vicinanza fisica non è necessariamente dialogo e comprensione; può addirittura diventare un ostacolo.

Succedono, in rete, cose curiose e interessanti. Ci sono persone che nei loro messaggi mi hanno parlato di sé con grande sincerità, condividendo emozioni, confessando dubbi e sentimenti che probabilmente esiterebbero a dirmi se fossimo fisicamente nella stessa stanza. L’assenza del corpo fisico tante volte non allontana, ma avvicina; come se spogliarsi delle difese nel mondo apparentemente astratto delle parole fosse meno imbarazzante, meno rischioso di quando ci si guarda negli occhi.
C’è una specie di magia in questo incontro di anime libere, che solo dopo si incarnano. Quando incontriamo fisicamente la persona ne abbiamo già un’immagine interiore; il nostro modo di percepirla è diverso, perché nel momento in cui vediamo il “fuori”sappiamo già qualcosa del “dentro”.
Non voglio dire che incontrarsi prima in rete sia sempre meglio che incontrarsi prima di persona. Qualche volta l’esperienza è più vera e più ricca; qualche volta no. Ma non è un modo debole o poco umano di incontrarsi, come pensa chi non ha pratica della rete.

Senza dubbio è un’esperienza nuova e interessante. È straordinario quanto una persona possa rivelare di sé con il suo modo di esprimersi, di reagire, di dialogare o di tacere. È affascinante scoprire carattere, stile, personalità di qualcuno che non abbiamo mai visto; e poi verificare, quando ci si incontra, quanto la nostra immagine corrispondeva alla realtà. Di solito, non si sbaglia. L’aspetto fisico talvolta può sorprenderci, ma quasi sempre il carattere e la personalità sono proprio come li avevamo percepiti.
Mi sembra che questo percorso sia un salutare rimedio a una certa tendenza a dare troppa importanza alle apparenze. Un po’ per il culto esagerato e diffuso dell’aspetto fisico, un po’ per l’effetto della televisione, viviamo in una cultura dell’immagine; si rischia spesso di pensare che una persona sia ciò che sembra, che l’apparenza fisica, perfino il modo di vestire o di addobbarsi, siano l’identità.

Forse un giorno la rete perderà la sua magia. Forse quando avremo larghezze di banda infinitamente superiori a quelle di oggi ci incontreremo in video; l’apparenza riprenderà il dominio, in forma anche più perversa, perché un’immagine trasmessa è necessariamente qualcosa di più costruito di una presenza fisica tangibile.
Ma finché continueremo a incontrarci per mezzo di parole e pensieri, potremo disporre di questo percorso straordinario, conoscere prima l’anima, poi il corpo. E anche poi scegliere, secondo il caso, che cosa preferiamo dirci di persona o per telefono e che cosa invece scriverci.
Questa non è una cosa del tutto nuova. La storia è piena di amici e di amanti che pur vedendosi spesso si mandavano lettere e messaggi. Quante volte due innamorati, anche se si vedono tutti i giorni, sentono il bisogno di scambiarsi foglietti e bigliettini? Ma l’abitudine di scrivere stava scomparendo, in un mondo pieno di telefoni. Con la rete l’abbiamo riscoperta. Spesso scriviamo cose semplici, anche sciocche; scherziamo o parliamo di nulla. Che male c’è? E’ un modo per unire le nostre anime, condividere pensieri, che ha un valore in sé, anche indipendentemente dai contenuti.
Probabilmente è questo il motivo principale per cui mi piace essere in rete: è un modo in più per essere umani. "

Inserito nel forum D da Fernanda

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a cura di Laura Bertola e Paola Lerza