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Hic
puer, et studio venandi lassus et aestu,
procubuit faciemque loci fontemque secutus.
Dumque
sitim sedare cupit, sitis altera crevit; 415
dumque
bibit, visae correptus imagine formae,
spem
sine corpore amat; corpus putat esse quod unda est.
Adstupet ipse sibi vultuque immotus eodem
haeret,
ut e Pario formatum marmore signum.
[…]
Se
cupit inprudens et qui probat ipse probatur, 425
dumque
petit petitur pariterque accendit et ardet.
Inrita
fallaci quotiens dedit oscula fonti!
In
mediis quotiens visum captantia collum
bracchia mersit aquis nec se deprendit in illis!
Quid videat, nescit; sed quod videt, uritur illo
430
atque oculos idem,
qui decipit, incitat error.
[…]
Non illum Cereris,
non illum cura quietis
abstrahere inde potest; sed opaca fusus in herba
spectat inexpleto mendacem lumine formam
perque oculos perit ipse suos; paulumque levatus, 440
ad
circumstantes tendens sua bracchia silvas:
“Ecquis, io silvae, crudelius, inquit, amavit?
Scitis enim et multis latebra opportuna fuistis.
Ecquem, cum vestrae tot agantur saecula vitae,
qui
sic tabuerit, longo meministis in aevo?
445
Et placet et
video; sed quod videoque placetque
non tamen invenio;
tantus tenet error amantem.
Quoque
magis doleam, nec nos mare separat ingens
nec via nec montes
nec clausis moenia portis;
exigua prohibemur
aqua. Cupit ipse teneri; 450
Nam
quotiens liquidis porreximus oscula lymphis,
hic
totiens ad me resupino nititur ore.
Posse
putes tangi; minimum est quod amantibus obstat.
[…]
Iste
ego sum; sensi nec me mea fallit imago;
uror
amore mei, flammas moveoque feroque.
Quid
faciam? Roger anne rogem?
Quid deinde rogabo? 465
Quod cupio, mecum
est; inopem me copia fecit.
O utinam a nostro
secedere corpore possem!
Votum
in amante novum, vellem quod amamus abesset.
Iamque
dolor vires adimit nec tempora vitae
longa meae superant
primoque exstinguor in aevo.
470
Nec
mihi mors gravis est posituro morte dolores;
hic, qui diligitur,
vellem diuturnior esset.
Nunc duo concordes
anima moriemur in una”.
[…]
Dumque dolet, summa
vestem deduxit ab ora 480
nudaque marmoreis
percussit pectora palmis.
Pectora traxerunt
roseum percussa ruborem,
non aliter quam
poma solent, quae, candida parte,
parte
rubent, aut ut variis solet uva racemis
ducere purpureum
nondum matura colorem. 485
Quae simul aspexit liquefacta rursus in unda,
non tulit ulterius;
sed, ut intabescere flavae
igne levi cerae
matutinaeque pruinae
sole
tepente solent, sic attenuatus amore
liquitur et tecto paulatim carpitur igni.
490
[...]
Ille caput viridi
fessum submisit in herba;
lumina mors clausit
domini mirantia formas.
Tum
quoque se, postquam est inferna sede receptus,
in Stygia spectabat
aqua.
505
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Stanco
per l'assiduità della caccia e per la calura, qui venne a sdraiarsi il
giovane, attratto dall'aspetto del sito e dalla fonte; e mentre bramava
di sedare la sete, altra sete in lui sorse; nell'atto di bere, afferrato
dal ritratto di una bellezza intravista, sentì di amare una seducente
parvenza senza corpo: crede che un corpo sia, quello che è acqua
soltanto.
Sbalordisce di se stesso e resta immoto con inalterato volto,
come una statua scolpita nel marmo di Paro.
[...]
Ignaro,
brama se stesso; mentre loda, è da se stesso lodato; mentre desidera, è
desiderato: parimenti causa e scopo della sua passione. Quante volte
diede baci vani alla fonte ingannatrice! Quante volte entro le acque
immerse le brac-cia, che cercavano di avvolgere il collo intravisto, e
in esse non riuscì a raggiungersi! Che sia quel che vede, gli è ignoto;
ma di quel che vede egli arde e proprio l'illusione, che lo trae in
inganno, invoglia i suoi occhi.
[...]
Né la
necessità di cibo, né la necessità di riposo riescono a distoglierlo da
lì: bensì prono sull’erba folta, con sguardo mai sazio, contempla
l’ingannevole bellezza, e, perduto nei suopi occhi, illanguidisce. Poi,
levatosi per breve tempo, tendendo le braccia alla selva circostante:
“ahimé, o
selve" egli diceva, "chi mai amò in modo più spieiato? Voi certo lo
sapete, giacché foste per molti opportuno ricetto.
Ma, pur volgendo le
esistenze vostre attraverso tanti secoli, ricordate voi, in così lungo
tempo, qualcuno che così si consumasse?
Egli mi
piace e lo vedo; ma ciò che vedo e mi piace, non riesco tuttavia a
raggiungere: io amo e un incredibile inganno mi imprigiona.
E per
mio maggior patire, né vasto tratto di mare, né lungo cammino, né monti,
né mura di città con porte sbarrate, ci separano, bensì siamo disgiunti
da poca acqua. Lui certo brama che io lo possegga: ogni volta che
accosto i miei baci allo specchio delle acque, altrettante volte egli,
sottoponendo la sua bocca, si protende verso di me.
Crederesti che si possa toccare; quanto si oppone agli amanti è un
nonnulla.
[...]
Ma
costui sono io! me ne sono accorto e la mia figura riflessa non mi trae
in inganno; io brucio d'amore per me; ispiro e patisco una ardente
passione. Che fare? essere supplicato oppure supplicare? E poi, che cosa
chiederò? L'oggetto del desiderio sta con me; una tal pienezza mi rende
miserabile. Oh, se potessi mai separarmi dal mio corpo! Vorrei staccato
da me ciò che amo: inaudito voto per un amante.
Ormai la pena mi sottrae
ogni vigore; alla vita mia non resta lungo tempo e mi spengo nel fiore
degli anni. Non mi è dura la morte, se con la morte è mio destino
lasciare tali sofferenze; vorrei piuttosto che più a lungo vivesse
costui, che io amo.
Ora, invece, noi due concordi morremo in un solo sospiro".
[...]
E nel lamentarsi, dalla scollatura lacerò la veste e percosse il petto
nudo con le marmoree mani. E un rossore, simile a quello di rosa, si
diffuse sul petto percosso, non diversamente da come di solito appaiono
i frutti che, bianca una parte, in altre parte rosseggiano; o come sui
variegati grappoli suole l'uva, non ancora matura, mostrare color di
porpora.
Appena
vide il suo petto nell'acqua di nuovo fattasi specchio, più non
resse, ma come le gialle cere sogliono liquefarsi a un calor lieve e le
mattutine brine al tiepido sole, così egli si disfa, consumato
dall'amore, e a poco a poco è corroso da un invisibile fuoco
[...]
Sull'erba verde egli posò il suo capo stanco; la morte chiuse gli occhi,
che ancora contemplavano la bellezza del
loro signore. E anche poi, quando fu accolto nella sede degli inferi,
egli cercava di scorgere se stesso nella corrente dello Stige.
(trad. E. Oddone) |