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Questo libro, oserei dire questo capolavoro, questa pietra miliare della letteratura… ma sono sicura che l’Umana che vive con me non sarebbe d’accordo, pur essendo stata lei a sceglierlo e (puah! che volgarità…) a comprarlo. Dunque, dov’ero rimasta? Ah, sì. Questo libro, scritto da una donna cantastorie (cosa potrebbe esserci di meglio? La sensibilità femminile verso la mia specie, unita alla nobile arte antica del cantastorie) ci presenta, sotto forma di rime deliziose e divertenti, tutta una galleria di gatti originali e adorabili, come tutti i gatti d’altronde…
Vi troverete ventidue poes… emh… filastrocche strampalate e simpaticissime, una per ogni gatto, ogni gatto diverso dall’altro.
Willy, il poeta che inventa scioglilingua, Mirolo che si ferma sbalordito davanti alla Venere di Milo (niente a che vedere con il mio fascino…), il gatto galante che somiglia… sospiro-sospiro… in maniera impressionante al gatto di Shrek 2, quel bellissimo attore con gli stivali, lo ricordate, sì? Conoscete Shrek 2, sì? Andiamo bene, ma con chi ho a che fare, eh Umana? Cosa guarda ‘sta gente, eh? Il Commissario Rex, per caso? Il ritorno di Lassie? Sì, sono calma, sono calma, anche se le vibrisse fremono, stiamo parlando di un film da Oscar, che nella rubrica Cinefollia nemmeno è citato…
Insomma, io, Margò, nel libro non ci sono, anche se mi sarebbe piaciuto, magari impaginata tra il gatto galante e Mister Cat. Credo, però, e il mio credo è certezza, che questo libro possa divertire grandi e piccini. E che possa anche invogliare i più piccini a giocare con le parole.
Quale miglior amico del gatto, animale intelligente e intrepido, tenero e tenebroso, carino e curioso, saggio e simpatico, spiritoso e ironico, può accompagnare i cuccioli umani in un divertente viaggio poetico?
Le illustrazioni, particolare non trascurabile, sono di Dankerleroux (provate a pronunciare ‘sto nome, dai…) molto belle ed accattivanti. Per altre informazioni, sono qui, ma spero che mi lascerete riposare. Questo zampettare sui tasti ha messo a dura prova i miei rosei, morbidi, delicati polpastrelli. Miao.

(Maria Cristina Rosa)

Ma quanto mi piace ‘sto libretto!
Il piccolo Tito immagina di essere un gatto e fantastica su tutte le cose che potrebbe fare…” ci vedrei di notte, andrei a caccia di topi, nessuno mi chiederebbe di mettere in ordine…”.
Ma se fosse gatto, Tito, non potrebbe disegnare e allora è contento di essere il bimbo che è.
Un piccolo cartonato, con delle finestrelle che si aprono su ogni pagina per rivelare piccole sorprese, con dei disegni semplici e carini. Niente di speciale, ma il gioco del “Se fossi…” porta lontano…
A questo proposito, la maestra da silos ha voluto integrare la lettura di questo libretto con la seguente canzonetta, musicata da De André… voglio dire, la musica è quella di “S’io fossi foco”, la conoscete, no? Se non la conoscete, che ci parlo a fare, con voi…
Sii paziente con me, Faber, tu sai quanto ti amo…
Lo so, avrò esagerato, ma con i gesti giusti, che non posso rappresentarvi per ovvi motivi di decoro, vien fuori una canzoncina che ai bambini piace molto.

Taca banda, dunque…

Se fossi gatto ci vedrei di notte
E tanti topolini prenderei
E pure al cane io darei le botte
Se fossi gatto non riordinerei.

Se fossi gatto me ne andrei a spasso
Sdraiato al sole dormirei su un sasso
Se fossi gatto proprio come un re
Farei soltanto quel che piace a me!”

Se mi telefonate, ve la canto, dai…

(Maria Cristina Rosa)

Pubblicata prima a puntate sul “Corriere dei Piccoli”, “La famosa invasione degli orsi in Sicilia” uscì in volume nel 1945 corredata dalle splendide tavole a colori dello stesso Buzzati.
Non l’avevo mai letto ed ero incuriosita dallo strepitoso titolo: l’immagine della Sicilia invasa dagli orsi è una di quelle che fanno sognare. In realtà la Sicilia di questa favola è un luogo assolutamente immaginario, di altissime montagne simili a quelle natali dell’autore bellunese, di città ricchissime e misteriose. Gli orsi assaltano e conquistano la capitale del tirannico Granduca, spinti dalla fame e dal desiderio di ritrovare Tonio, il figlio del re degli orsi Leonzio, rapito molti anni prima. La guerra tra orsi e uomini si snoda tra continue invenzioni narrative, tra epica e comicità, tra commozione e sorriso. Come in tanti altri racconti di Buzzati, si tratta di un universo totalmente maschile: i personaggi hanno figli, ma non hanno mogli, fidanzate o madri.
Gli orsi vinceranno, ritroveranno Tonio, ma finiranno per perdere la loro anima innocente e valorosa: inizieranno ad imitare i peggiori comportamenti degli uomini che hanno sconfitto. Il tradimento del ciambellano Salnitro porterà alla morte re Leonzio, che tuttavia farà in tempo ad ordinare al suo popolo di tornare tra le montagne.
“Parla, o Re” – dissero tutti, cadendo in ginocchio: “noi ti ascoltiamo”.
“Tornate alle montagne… lasciate questa città dove avete trovato ricchezza, ma non la pace dell’animo. Toglietevi di dosso quei ridicoli vestiti. Buttate via l’oro. Gettate i cannoni, i fucili e tutte le altre diavolerie che gli uomini vi hanno insegnato. Tornate quelli che eravate prima… Sarà triste staccarvi da tante belle cose, lo so, ma dopo vi sentirete più contenti, e diventerete anche più belli. Siamo ingrassati, amici miei, ecco la verità, abbiamo messo su pancia!”.
Il racconto è intervallato da curiose filastrocche e disegni dell’autore. I temi sono quelli tipici di Buzzati: l’attesa, il coraggio, la morte, la natura, la montagna. Per ragazzi dai nove anni in su. Ma a me, che non ho più nove anni, è piaciuto molto.

(Daniela Borsato)

 

                                                      

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