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"Lucy Anguiano, ragazzina texana che odora di granturco, come le patatine Frito Bandito, come le tortillas, tipo quel buon odore di nixtamal o di pane, così odora la sua testa quando la china vicina a te su una pupazza ritagliata oppure sotto la veranda quando stiamo accovacciate sulle biglie…”
Così inizia il primo racconto di questa raccolta. Risveglio di olfatto e non solo.
Le musiche, i suoni, i sapori della cultura chicana sono sempre in primo piano. Quella cultura che si sviluppa sul confine tra il Messico e gli States, ferita aperta lungo il Rio Bravo, Rio Grande. Cultura di immigrati non integrati, cultura dalla doppia nazionalità, alla ricerca della propria identità.
Cultura nutrita dalle donne.
Donne che parlano spanglish, sospese tra telenovelas e tradizione, sognando nomi di speranza per i propri figli.
Donne che, attraversando quel confine, fuggono e tornano, da amori e verso amori spesso dolorosi, raramente gioiosi.
Donne che lottano e donne rassegnate, in un caleidoscopio di colori, odori, sapori e sentimenti, che ci accompagnano al ritmo di una sensualità tutta femminile.
Storie di bambine, di ragazze, di donne mature. Frammenti, confidenze sussurrate o cantate, vissute o ascoltate
Tutto quello che potrebbe essere drammatico viene apparentemente filtrato dagli occhi delle protagoniste, dotate di una forte, solare, ironia, di una visione fanciullesca esuberante e passionale, mai banale o riduttiva.
Quello che non si può filtrare è l’amarezza, la disillusione di chi vive il ruolo femminile in maniera fortemente subalterna. “Ma quando il momento arrivò e lui le diede uno schiaffo e poi un altro e poi un altro fino a che il labbro non le si spaccò e produsse un’orchidea di sangue, lei non si ribellò, non scoppiò a piangere, non scappò via…”
La forza delle donne, però, non si arrende e Lupe, la pittrice dell’ultimo racconto, chiude così la sua storia d’amore “Perché è solo oggi, oggi. Senza darsi pensiero del passato o del futuro. Oggi. Evviva, evviva!”

(Maria Cristina Rosa)

La narrazione in prima persona mi ha sempre affascinato.
Il romanzo, un thriller a dire il vero piuttosto macabro, ti trascina in un susseguirsi di colpi di scena: personaggi che sembrano una persona e che si rivelano poi tutt’altro, eventi che incalzano uno dietro l’altro senza che si abbia il tempo di metabolizzarli appieno.
Tuttavia, passati i pochi giorni necessari alla sua lettura, Svaniti nel nulla non ti lascia nulla; come velocemente si lascia leggere, con altrettanta velocità si fa dimenticare.
Avrebbe potuto essere buona la trama, lodevole la fantasia dell’autore, se non fosse incorso nell’errore di volerla condire troppo: troppe figure al limite della normalità, troppa voglia di vendetta, troppa violenza…insomma, troppo di tutto anche per una metropoli come la Grande Mela.
Un vero peccato. A volte, il voler strafare non porta lontano.
Data la quantità notevole di opere d’arte letterarie prodotte dal genere umano, non è questo un libro che mi sentirei di consigliarvi. Ma sicuramente, una volta iniziato “Svaniti nel nulla”, è difficile lasciarsi allettare dalla tentazione di abbandonarne la lettura.

(Fanny Grespan)

 

Rileggendo la storia di Pinocchio come un esempio per migliorarci, ci accorgiamo degli innumerevoli ostacoli, delle prove da affrontare e della volontà necessaria per superare il nostro egoismo e divenire più responsabili verso noi stessi e gli altri. In effetti, il passaggio da “pezzo di legno” a ragazzo è un salto di qualità nella consapevolezza di ognuno. Questo passaggio è reso possibile da due fattori: l’amore e l’esperienza. L’amore è presente da subito nel pezzo di legno che possiede un’anima, piange e si lamenta, cerca conforto e compagnia, trovandoli in Mastro Geppetto, anche lui ammalato di solitudine, ma ricco di fantasia ed umanità. Un amore altrettanto forte, ma forse meno umano e più “rispettoso” è quello che lega Pinocchio alla Fata dai capelli turchini, prima, per lui, sorella, poi madre… poiché il tempo non passa solo per il burattino, che non cresce nonostante tutte le sue disavventure; la Fata appare dolce ma nello stesso tempo autorevole, segue e guida il proprio ragazzo da lontano, lasciando che sbagli e che comprenda i propri errori, intervenendo solo quando è strettamente necessario. L’amore è presente anche nei tanti personaggi “burberi” che Pinocchio riesce, con la propria ingenuità e con l’innocenza del proprio animo, a commuovere: il cane Alidoro, il Pescatore, Mangiafuoco, il ciuchino che invano cerca di avvisarlo del pericolo cui sta andando incontro… Ad essi fanno riscontro i personaggi realmente “negativi” come il Gatto e la Volpe, Melampo, Lucignolo, l’omino di burro: ma tutti costoro sono necessari affinché Pinocchio faccia le sue esperienze e capisca la differenza tra il bene ed il male. Infine Pinocchio si salverà, perché in lui prevarrà la parte migliore: la sua bontà d’animo. Pinocchio dimostrerà che, per amore, è pronto a sacrificare se stesso…e sarà salvo: si sveglierà ragazzo. Così ognuno di noi, nella propria vita, deve affrontare pericoli, tentazioni, esperienze positive e negative attraverso le quali può e deve crescere, per diventare responsabile e capace di aiutare se stesso e gli altri, con l’amore e la fiducia. Pinocchio siamo noi. Se non ci arrenderemo davanti alle difficoltà, se sapremo imparare dai nostri errori, se impareremo ad apprezzare il bene ed a farlo anche quando ci risulta difficile… non saremo più burattini, ma veri uomini e vere donne.

(Gabriella Nasi)

Mauro Corona è nato ad Erto ed è un sopravvissuto della strage del Vajont. Boscaiolo, alpinista, scultore in legno e infine scrittore, in questi ventisei racconti narra storie di boschi, animali, montagne. Storie di fatica, di fame, di confronto tra uomo e natura. Mestieri scomparsi, vite disperse, come quella dell’intagliatrice di cucchiai che viaggia per tutta la vita e infine si ritira al paese e non lo vuole lasciare nemmeno dopo il disastro. Un mondo distrutto in soli quattro minuti il 9 ottobre 1963, quando 270 milioni di metri cubi di terra si staccarono dal Toc e provocarono un’onda che travolse case, boschi, vite umane, un mondo intero comunque destinato a scomparire, ma il cui ricordo è ancora più favoloso perché la scomparsa è stata improvvisa, una violenta frattura che ha lacerato vite, legami e coscienze. Mauro Corona abita ancora a Erto, scala montagne e intaglia il legno. Ha collaborato al film “Vajont”. Se vi capita di passare da quelle parti, andate a conoscerlo, ne vale la pena.

(Daniela Borsato)

 

                                                      

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