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Un gustosissimo libricino che contiene uno spaccato di vita di una classe di un liceo romano. Ogni ragazzo ha contribuito con un breve scritto sulla sua vita da studente: il linguaggio è scorrevole, spesso gergale e rende la lettura spassosissima: «Ore otto e ventinove. C’ho la flemma, e devo fa’ un botto de scale pe’ arrivà in quel manicomio di classe che mi ritrovo. Subito mi tocca la materia ‘spreferita’: Latino; e la prof è già in classe prima che suoni la campanella. Mi domando: avrà mica dormito a scuola???»
Ancora più interessante, il fatto che agli scritti degli alunni si alternino, quasi a controcanto, i punti di vista dei loro “proff”: «Un’altra ora in II G. Durante l’intervallo, una collega mi diceva che noi dobbiamo avere un atteggiamento materno con i ragazzi, che han bisogno di sentirsi in famiglia anche a scuola: in fondo potrebbero anche essere figli nostri e dobbiamo comportarci da brave persone. Se è per questo, i miei figli sono assai più grandi di loro, e mi sono sempre aspettata che a scuola trovassero degli insegnanti in gamba, piuttosto che padri, madri o genericamente brave persone».
Un concentrato di sarcasmo e ironia, in cui ognuno di noi, insegnante o ex studente, potrà riconoscersi.

(Elena Papa)

Ognuno ha le sue fissazioni: una delle mie sono i gialli storici. Questo è il primo di una serie, “Le inchieste di Nicholas Le Floch”, che in Francia è giunta con grande successo al quinto episodio. Al centro, la figura di un giovane investigatore alle prime armi entrato al servizio del luogotenente generale della polizia di Luigi XV e incaricato di risolvere un caso difficile e complesso che mette a repentaglio la sicurezza dello stesso sovrano.
Il romanzo è godibilissimo, grazie a un intrigo ben congegnato e ad una ricostruzione storica accurata. La Parigi del 1761 rivive in tutti i suoi ambienti, dalle più sordide bettole dei sobborghi ai sontuosi palazzi nobiliari; protagonisti e comparse compongono un quadro minuzioso della società francese sul finire dell’Ancien Régime.
Lo stile ricercato ma senza inutili preziosismi e i numerosi riferimenti eruditi conferiscono a quest’opera una indiscutibile eleganza.

(Monica Anelli)

Ancora una volta vi invito a conoscere questa giovanissima scrittrice, le cui opere sono brevi e snelle, più novelle che romanzi, ma dense di umanità e di risvolti psicologici.
È la storia di un amore “folle”, assoluto, come i grandi amori dei romanzi epici, una passione che incatena due opposti e li avvia alla tragedia, una passione cieca in cui tutti gli altri affetti si annullano davanti alla forza primitiva e quasi “bestiale” di un’immensa attrazione fisica, di una vera e propria “fattura” d’amore.
Com’è che una ragazza dell’alta borghesia, moderna Clitemnestra, s’innamora di un bad boy, di un cattivo ragazzo, moderno Agamennone, appartenente al mondo della malavita napoletana? Così, una passione fondata quasi esclusivamente sul sesso e sulla fisicità finisce col permeare tutte le scelte e tutto il mondo di questa ragazza, portandola a sacrificare persino l’amore di madre, ad immolare la propria figlia, come una moderna Ifigenia, sull’altare di una nuova chiesa, rappresentata dal mondo della camorra.

(Gabriella Nasi)

Una giovanissima scrittrice napoletana, interprete della Lingua Italiana dei Segni, ci immerge nell’atmosfera di una Napoli incantata e disillusa, capace di sopravvivere a se stessa, una Napoli "mater" che abbraccia i propri figli e li avvolge con il proprio amore, insegnando loro a lasciarsi andare verso il miracolo della vita.
Sono sei brevi racconti, in cui si mescolano furbizia e ingenuità, dolore e gioia, amore ed odio.
Nel primo racconto, forse un po’ autobiografico, una ragazzina sfugge all’indottrinamento dei genitori pieni di teorie moderne ed intellettuali per rifugiarsi nel mondo semplice e sicuro delle bidelle di scuola, della portinaia, di una commessa madre dell’amica, che le rivelano una realtà "diversa", nello stesso tempo magica e pratica, infarcita di comune buon senso e di superstizioni.
Vi è poi la storia di Guappetella, che, di letto in letto, salirà nei gradini della scala sociale, fino a sentirsi finalmente apostrofare con il termine "signora".
Nel terzo racconto la storia del tradimento di Vera, fatto con tranquilla incoscienza e senza alcun senso di colpa, ci fa pensare ad una sessualità priva di orpelli e tragedie sentimentali, in cui "fare sesso" è semplicemente un’esigenza vitale, come bere un bicchiere d’acqua.
Gli altri tre racconti lanciano uno sguardo sul mondo politico napoletano, sulla commistione di affari e mazzette, malavita ed apparati burocratici: dall’ennesimo concorso-truffa, in cui bisogna rispondere ai quiz, fra cui quello che dà il titolo al libro; al piano regolatore della città in cui il cemento vuole mangiarsi il mare; al mondo della scuola di periferia, in cui non è tanto importante insegnare le varie materie scolastiche, quanto insegnare ad accettare di vivere in un mondo a misura di adulto, in cui nulla è risparmiato ai bambini.
Secondo me è proprio in quest’ultimo racconto, quello della "eterna supplente", innamorata di una donna e che si ritrova "incinta per caso" dopo un incontro casuale, che meglio appaiono lo spirito e la forza della "napoletanità": quello spirito e quella forza che hanno fatto morire e rinascere mille volte Napoli

(Gabriella Nasi)

Ecco la Storia" è l'unione di più storie, alcune inventate, alcune vere.
La scelta di un dittatore fittizio di assumere un sosia s'interseca con i diversi ruoli che lo scrittore assume mentre crea una storia. Un personaggio inventato può lentamente fluire verso una persona reale e viceversa. Questo romanzo è il continuo intrecciarsi di realtà e fantasia. Un dittatore agorafobico si fa rimpiazzare da un sosia, che a sua volta si fa rimpiazzare da un sosia che si fa rimpiazzare da un sosia... è la storia di un autore che racconta la storia di tutti i suoi sosia.
Un gran casino, direte voi.
È quello che hanno detto molti lettori, ma è un romanzo che a me è piaciuto moltissimo forse perché anche la sottoscritta è un gran... Ma no, semplicemente perché Pennac è un grande scrittore, dalla sensibilità e fantasia uniche.
Se non lo avete ancora letto io ve lo consiglio. Mal che vada, potrete prestarlo a qualcuno che lo presterà a qualcuno che lo presterà a....
Il peggio che potrà succedere sarà che parleranno di voi.

(Daniela Parise)

“Sono vent’anni oggi, signore. Quasi un anniversario. Così viene voglia di raccontarlo a qualcuno… Ha un momento? (…)” Comincia così il breve racconto nel quale il dottor Galvan ripercorre con la memoria gli avvenimenti che, molti anni prima, cambiarono radicalmente il suo destino di giovane medico in carriera animato da un’unica idea fissa: avere un biglietto da visita degno della sua ambizione. Una notte, quella notte, mentre è di turno al Pronto Soccorso di un ospedale parigino, tra i tanti casi di routine incappa in un paziente che metterà a dura prova la sua vocazione, le sue capacità nonché la resistenza fisica e nervosa dell’intero nosocomio: i sintomi che l’uomo presenta, infatti, sono i più disparati, ma soprattutto sfuggono ad ogni diagnosi perché mutano in continuazione, in un crescendo di situazioni tragicomiche fino all’inaspettato finale.
Ritroviamo in quest’opera che si fa leggere avidamente alcuni tratti caratteristici della scrittura di Pennac: ritmo frenetico, situazioni surreali, ironia a tratti spietata, malinconia e amarezza… e, come sempre, la riflessione sul destino dell’uomo, impegnato a cercare di mettere ordine in un mondo alla rovescia e in preda al caos.
L’opera ha ispirato un monologo teatrale che ha per protagonista Neri Marcoré.

(Monica Anelli)

Francia e l’Inghilterra degli anni tra il 1830 e il 1840 fanno da sfondo all’ultimo romanzo di Bianca Pitzorno, scrittrice molto amata anche dal pubblico giovanile per le sue storie fantasiose e per programmi televisivi per ragazzi come L’angelo azzurro. Le avventure  dell’orfanella Sophie e della sua benefattrice Céline, un’étoile dell’Opéra di Parigi vittima di un uomo senza scrupoli e dell’avidità dei parenti, sembrano a prima vista solo il pretesto per tratteggiare con meticolosità il quadro sociale di un’epoca, ricostruito dall’autrice sulla base di una documentazione ponderosa e attraverso un punto di vista quasi esclusivamente femminile. Realtà storica e fantasia si fondono nelle peripezie vissute dai protagonisti fino allo scontato – e forse un po’ forzato - lieto fine.
Quello che, però, rende particolarmente originale e intrigante quest’opera è la scelta della protagonista: Sophie, l’umile orfanella che le prove della vita porteranno fino in Inghilterra nel ruolo – fittizio – della bambinaia, è un personaggio che si delinea a poco a poco e si svela pienamente nella seconda parte del romanzo, dove la storia della Pitzorno si intreccia a quella, celeberrima, di un classico della letteratura romantica inglese ottocentesca… ecco l’idea: elevare al ruolo di protagonista della propria storia una figura marginale di un’altra opera, coinvolgendo il lettore in un “gioco letterario” affascinante che lo porta a vivere in due romanzi contemporaneamente, ma in una prospettiva rovesciata: qui è l’eroina inglese che diventa personaggio marginale, come se la Pitzorno volesse, in un certo senso, ristabilire un equilibrio “ideologico” contro la visione non particolarmente positiva della Francia post-rivoluzionaria che emerge  dal romanzo inglese.

(Monica Anelli)

                                                      

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