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SAGGISTICA
CDE
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C
Autore: Candido CANNAVÒ
Titolo: E li chiamano disabili
Editore: Rizzoli
Anno: 2005
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Questo libro dovrebbe essere
corredato dall’avvertenza che di solito accompagna i farmaci: ha
controindicazioni ed effetti collaterali. Controindicazioni: se non
sapete niente dei disabili, non leggetelo, vi fareste un’idea
sbagliata. Effetti collaterali: attenzione alla glicemia, si rischia
l’overdose di melassa grondante buonismo.
Dopodiché vale comunque la pena di leggerlo, perché raccoglie storie
vere di vite eccezionali. Il chirurgo-sindaco paraplegico, lo
scultore cieco, la ballerina senza braccia, lo scienziato spastico.
Uomini e donne che sono riusciti a superare limiti creduti
invalicabili.
Quello che disturba è il perenne stupore con cui Cannavò viaggia
nell’universo dell’handicap. Sempre sopra le righe, sempre a bocca
aperta di fronte a imprese indubbiamente straordinarie, ma anche di
fronte al fatto che un disabile possa semplicemente vivere senza
piangersi addosso, studiare, lavorare, divertirsi, leggere, suonare,
amare e, somma meraviglia, essere amato da un compagno o compagna
“normale”. Con il razzismo alla rovescia di chi pensa che per essere
“politicamente corretti” si debbano negare le difficoltà, gli
ostacoli, i problemi piccoli e grandi che un disabile affronta ogni
giorno. Esistono milioni di persone che non danzano alla Scala, non
girano il mondo in barca a vela, ma sarebbero perfettamente in grado
di dare un contributo valido alla società se venissero rispettati
alcuni loro diritti elementari, ad esempio di poter camminare su
marciapiedi senza biciclette e motorini o di non trovare auto
parcheggiate davanti alle rampe d’accesso. Persone per cui andare a
lavorare da soli ogni mattina è già un’impresa. Alcune volte, come
nel caso dei distrofici, è un’impresa sopravvivere qualche mese di
più. Non per questo desiderano essere considerati eccezionali, non
per questo i loro familiari vogliono essere considerati martiri. Ma
se vi ritenete vaccinati contro la retorica e i falsi stupori,
allora leggete questo libro: vi farà scoprire un mondo vitale e
positivo di iniziative, idee, associazioni, gruppi e singoli
individui, disabili e non, che vale comunque la pena conoscere.
Sempre tenendo presente le avvertenze di cui sopra.
(Daniela Borsato)
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Autore: Carlo Maria CIPOLLA
Titolo: Allegro ma non troppo
Editore: Il Mulino
Anno: 1988 |
...ma voi siete stupidi, intelligenti,
sprovveduti o banditi? La risposta vi verrà dal secondo dei due
simpaticissimi saggi che compongono questo lepido libretto: Le
leggi fondamentali della stupidità umana. Con un linguaggio che
risulta da una sapiente fusione di matematica, statistica,
socio-filosofia, psicologia, facezia e sottile umorismo, l'autore -
uno studioso di storia e di economia medievale - propone una
brillante analisi dei rapporti interpersonali, corredandola
opportunamente di teoremi, grafici e corollari.
Giocato sul filo del paradosso e
dell'assurdo è anche il primo saggio, di taglio più strettamente
storico e socio-economico: Pepe, vino (e lana) come elementi
determinanti nello sviluppo economico dell'età di mezzo, vale a
dire nel Medioevo. Pepe, vino e lana, cioè spezie, agricoltura e
industria tessile. Ma i tre elementi, nell'ottica della parodia,
diventano tre potenti afrodisiaci, che contribuiscono non poco
all'incremento demografico registratosi dopo l'anno Mille.
Un gioco, certo, un divertissement
intellettuale, in uno stile gradevole e frizzante nel quale si
coglie il sorriso divertito e bonario del saggio. Al lettore resta
il sapore asprigno ma allettante dell'ironia, quella di cui in fondo
un po' tutti abbiamo bisogno per... non prenderci troppo sul
serio.
(Paola Lerza) |
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Autore: Paulo
COELHO
Titolo:
Manuale del guerriero
della luce
Editore: Bompiani
Anno: 1997
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Paulo Coelho è uno scrittore
sudamericano contemporaneo: nei suoi libri egli esprime una profonda
spiritualità, alla ricerca della natura dell’uomo e dello scopo
della sua esistenza sulla terra. Per lui ognuno di noi ha un cammino
da percorrere, uno scopo per cui lottare, per migliorare non solo se
stesso, ma anche gli altri uomini, il mondo e l’universo intero. Il
guerriero della luce è appunto colui che cerca la propria strada,
lotta per superare gli ostacoli, imparando dagli errori commessi,
sentendosi sempre in contatto con la natura e con i propri simili,
amandoli anche nei momenti di conflitto, accettando chiunque e
cercando di aiutare gli altri perché, in questo modo, sa di aiutare
se stesso. Il guerriero della luce non è un essere molto diverso da
noi, anche lui ha difetti, paure, sbaglia… la differenza è nel fatto
che non si arrende mai e lotta per raggiungere gli obiettivi
fissati. I suoi fini sono sempre giusti e si muovono nello spirito
dell’armonia universale: per questo la natura e l’universo aiutano
il guerriero nel suo cammino, perché non va mai contro le leggi
cosmiche. Le armi di cui dispone sono la fede, la speranza, l’amore.
Egli ha fiducia: poiché sa di essere nel giusto, anche se a volte
sbaglia o perde, continua a sperare e va avanti, amando l’umanità e
perciò è riamato. Egli conosce la gratitudine, non imbroglia mai, sa
leggere nel cuore degli uomini senza lasciarsi ingannare dalle
apparenze. Egli sa distinguere le cose importanti e definitive da
quelle effimere e passeggere, perciò sceglie di mettere le sue
forze a disposizione di ciò che è importante. Egli, a volte, ama
restare solo per ascoltare la voce del proprio cuore, la propria
coscienza: sa di imparare molto riflettendo su ciò che ha fatto e
che vuole fare. Forse non diventerà né importante né famoso, ma sarà
consapevole di aver compiuto azioni giuste e di aver portato il
proprio contributo al mondo ed all’umanità affinché il domani sia
migliore dell’ oggi. Tutti noi possiamo essere guerrieri della luce,
offrire il nostro piccolo contributo per migliorare il mondo in cui
viviamo, imparando a rispettarci, ad essere onesti, per divenire
veri uomini… guerrieri che portano la luce della speranza e la
diffondono negli altri irradiando la natura, per dare un futuro
migliore all’umanità.
(Gabriella Nasi) |
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Autore: Cristina COMENCINI
Titolo:
L’illusione del bene
Editore: Feltrinelli
Anno: 2007 |
Mai, forse, come nelle ultime vicende della
politica italiana, un libro è stato così attuale. Sembra esserci un
peccato originale nel destino della grande ideologia del XX secolo,
quella del Socialismo Reale, che si rifà a Carlo Marx ed al suo
libro "Il capitale".
È indubbio che molte delle idee socialiste siano più che giuste: il
sogno di rendere tutti uguali e liberi, di eliminare per sempre la
fame, la guerra, la povertà dal mondo, di impedire lo sfruttamento
dell’umanità sono idee che, forse da sempre, gli uomini hanno
vagheggiato; sono le stesse idee che si ritrovano in molte
religioni, le stesse idee per cui un uomo è morto sulla Croce
duemila anni fa
Cosa è dunque accaduto per cui l’attuazione di tale ideologia ha
fallito dovunque, portando miseria invece che ricchezza, spingendo
gli uomini alla delazione invece che alla solidarietà, i popoli alla
dittatura invece che alla democrazia?
C’era qualcosa di sbagliato negli uomini che hanno cercato di
realizzare tali idee o c’è qualcosa di sbagliato nel sistema stesso,
nel tentativo di imporre con la legge una nuova giustizia sociale?
Perché, anche nel nostro paese, a partire dal ‘68, i movimenti che
si ispirano alle idee “comuniste” hanno fallito, anche quando sono
riusciti a prendere il potere? È dunque vero che ci si è illusi di
portare il “bene” finendo con il fare del male a noi stessi ed alla
gente che volevamo aiutare?
È sempre stata colpa dei cosiddetti “poteri forti” e dei complotti
orchestrati dal “nemico” o l’errore sta proprio nel ritenere di
possedere la chiave giusta per portare un nuovo “ordine” nel mondo?
Non è forse vero che il cambiamento, la “conversione” vanno
realizzati al nostro interno prima che imposti dall’esterno, per
essere efficaci?
Sono queste le domande che si pone, forse insieme a molti di noi,
Mario, il protagonista di questo libro, un ex “ comunista” come
ormai molti di noi dicono di essere stati (quando, come Veltroni o
Lucio Dalla, non dichiarano di “non essere mai stati comunisti”...).
In piena crisi di identità, sia politica che familiare, Mario
incontra tre donne appartenenti a quattro generazioni della stessa
famiglia: nonna, nipote e pronipote, giunte in Italia, come migliaia
di altre, dopo la caduta del muro di Berlino. Manca una donna,
figlia di una e madre dell’altra, nonna della bambina, di cui esiste
solo una foto; una donna che dovrebbe avere la stessa età di Mario,
una donna i cui occhi lo colpiscono… e sarà proprio per scoprire chi
era, dove sia finita, perché sia scomparsa questa donna che Mario
farà nuove scelte di lavoro, viaggerà e scoprirà il mondo dei
“desaparecidos” dell’ex URSS, il mondo dei piccoli ricatti, delle
spie, dei manicomi politici già denunciato, anni e anni fa, dal
grande dissidente russo Solgenitzin e, ultimamente, nel film “ Le
vite degli altri”.
Un libro, questo della Comencini, da leggere e su cui riflettere,
non per rinnegare ideali giusti, ma per cercare un nuovo modo per
realizzarli.
(Gabriella Nasi) |
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Autore: Benedetta CRAVERI
Titolo:
Amanti e regine
Editore: ADELPHI
Anno: 2005 |
Amanti e regine ovvero, come
recita il sottotitolo, il potere delle donne. Un potere sui
generis, ma per molti versi effettivo, quello che ha
caratterizzato le donne francesi dell’Ancien Régime, mogli, madri,
sorelle, figlie o concubine che fossero. Perché sui generis?
Perché non fu mai esercitato in nome di una autorità riconosciuta,
ma sempre in qualche modo guadagnato attraverso l’astuzia,
l’intelligenza, la bellezza, o approfittando di circostanze
favorevoli quando veniva a mancare, per motivi diversi, il potere
maschile.
È questa la tesi di fondo del bellissimo libro di Benedetta Craveri,
che ricostruisce con dovizia di particolari le vicende di tante di
queste donne: dalla volitiva Caterina de’ Medici alla discussa
reine Margot, da Anna a Maria Teresa d’Austria, alle
tante favorite reali, per finire con Maria Antonietta, figura ancora
da decifrare, divisa com’è tra l’immagine della regina inadeguata e
insensibile della storiografia repubblicana e antimonarchica e
quella di martire diffusa dalla Restaurazione.
Sempre rigorosamente fedele alle fonti storiche e attenta al
dettaglio curioso, ma allo stesso tempo dotata di una rara capacità
affabulatoria, la Craveri riesce a fare dei ritratti di queste donne
tanti piccoli romanzi, al punto che il libro si apprezza meglio se
non lo si legge tutto d’un fiato, come effettivamente verrebbe
voglia di fare: meglio lasciar decantare ogni storia, ogni vita,
prima di tuffarsi in quella successiva. I numerosi aneddoti e i
commenti spesso arguti dell’autrice strappano più di un sorriso e
rendono la lettura estremamente avvincente anche per i non “addetti
ai lavori”.
(Monica Anelli) |
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Autore: Benedetta CRAVERI
Titolo:
Maria
Antonietta e lo scandalo della collana
Editore: ADELPHI
Anno: 2006 |
Nell’immaginario collettivo Maria Antonietta,
consorte di Luigi XVI e come lui decapitata nel corso della
Rivoluzione Francese, è e resterà per sempre “quella delle brioches”.
Che la famigerata frase sia mai stata pronunciata, e nel caso
proprio da lei, è ancora tutto da dimostrare, ma tant’è. Eppure la
sua figura appare molto più complessa di quanto non risulti dalla
storiografia ufficiale e dalle cronache di corte, viziate dal
pregiudizio dei Francesi nei confronti della mai amata ”Austriaca”.
In questa breve opera, che si legge d’un fiato, Benedetta Craveri
ricostruisce una vicenda che ebbe una portata enorme sull’opinione
pubblica francese ed europea negli anni che precedettero la
Rivoluzione; lo scandalo, anche in epoche successive, fornì
materiale in abbondanza a drammaturghi, romanzieri e storici, ma
soprattutto diede il colpo di grazia a una monarchia già prossima al
tracollo: come disse Wolfgang Goethe, “(…) intaccò le fondamenta
dello Stato, annientò il rispetto verso la regina e in genere verso
le classi elevate: giacché tutto quello che venne in discussione non
fece che manifestare chiaramente l’orribile corruzione in cui si
trovavano impaniati la corte e gli aristocratici.(…)”.
Al centro dell’affaire una costosissima collana di diamanti,
apparentemente commissionata proprio da Maria Antonietta ai
gioiellieri della Corona, poi fatta sparire e mai pagata. La sovrana
fece di tutto per dimostrare la propria estraneità ai fatti, ma per
l’opinione pubblica rimase lei l’unica, vera colpevole. Benedetta
Craveri propende per la tesi innocentista, ma ricostruisce i fatti
sulla base di una rigorosa documentazione storica che, ammette,
ancora non consente di fugare tutti i dubbi sulla vicenda e sul
comportamento della regina.
(Monica Anelli) |
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D
Autore: Angelo DEL BOCA
Titolo:
Italiani, brava gente?
Editore: Neri Pozza
Anno: 2005 |
Niente è più
resistente e più diffuso in Italia del mito degli italiani “buoni”,
che perdono le guerre, ma sarebbero incapaci di commettere le
crudeltà e le efferatezze attribuite agli altri popoli. In realtà
gli italiani, in epoche e luoghi diversi, si sono macchiati di
crimini più o meno come gli altri: solo che storici, politici,
studiosi, hanno preferito stendere un velo pietoso di ipocrisia su
tanti episodi oscuri che i libri di storia continuano ad ignorare.
Angelo Del Boca è il più illustre degli storici del colonialismo
italiano. In questo libro ripercorre soprattutto gli eventi relativi
alle conquiste coloniali, ma si occupa anche di altri fatti
vergognosi e ignoti all’opinione pubblica. Il periodo considerato va
dalla fine del 1800 al 1946. Si passa dalla lotta al brigantaggio
alla rivolta dei Boxer in Cina, dalla guerra di Libia alla I guerra
mondiale, alla guerra d’Etiopia, all’invasione della Slovenia fino
alla “resa dei conti” dell’immediato dopoguerra. Per ogni guerra,
perduta o vinta, stragi, massacri, deportazioni, di cui si è saputo
poco o nulla. In Italia, ad esempio, è stato giustamente istituito
il giorno della memoria per i martiri delle foibe, ma quasi nessuno
parla dei 12000 sloveni uccisi, torturati, deportati durante
l’occupazione italiana. Un’ingiustizia non ne giustifica un’altra,
ma forse ci aiuterebbe a guardare le cose da una prospettiva
diversa.
Nessuno ha pagato per quei crimini: nessuna Norimberga, nessun
tribunale internazionale. Anzi, i responsabili delle guerre
coloniali, in cui furono usati sulla popolazione civile gas velenosi
e armi proibite dalla Convenzione di Ginevra, tornarono in patria
accolti con tutti gli onori.
Ogni guerra porta con sé orrori e l’indignazione serve a poco: non
esistono popoli più o meno predisposti alla violenza. In ognuno di
noi probabilmente si nasconde un potenziale torturatore o un eroe,
solo non lo sappiamo perché non ci siamo mai trovati nelle
circostanze adeguate. Non siamo migliori degli altri, né peggiori,
ma anche noi, e in particolare noi insegnanti, abbiamo l’obbligo di
fare i conti con la nostra storia, come altri hanno fatto prima di
noi. Un libro serio, documentato, imparziale come questo,
può essere di grande aiuto.
(Daniela Borsato)
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