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SAGGISTICA     CDE

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Questo libro dovrebbe essere corredato dall’avvertenza che di solito accompagna i farmaci: ha controindicazioni ed effetti collaterali. Controindicazioni: se non sapete niente dei disabili, non leggetelo, vi fareste un’idea sbagliata. Effetti collaterali: attenzione alla glicemia, si rischia l’overdose di melassa grondante buonismo.
Dopodiché vale comunque la pena di leggerlo, perché raccoglie storie vere di vite eccezionali. Il chirurgo-sindaco paraplegico, lo scultore cieco, la ballerina senza braccia, lo scienziato spastico. Uomini e donne che sono riusciti a superare limiti creduti invalicabili.
Quello che disturba è il perenne stupore con cui Cannavò viaggia nell’universo dell’handicap. Sempre sopra le righe, sempre a bocca aperta di fronte a imprese indubbiamente straordinarie, ma anche di fronte al fatto che un disabile possa semplicemente vivere senza piangersi addosso, studiare, lavorare, divertirsi, leggere, suonare, amare e, somma meraviglia, essere amato da un compagno o compagna “normale”. Con il razzismo alla rovescia di chi pensa che per essere “politicamente corretti” si debbano negare le difficoltà, gli ostacoli, i problemi piccoli e grandi che un disabile affronta ogni giorno. Esistono milioni di persone che non danzano alla Scala, non girano il mondo in barca a vela, ma sarebbero perfettamente in grado di dare un contributo valido alla società se venissero rispettati alcuni loro diritti elementari, ad esempio di poter camminare su marciapiedi senza biciclette e motorini o di non trovare auto parcheggiate davanti alle rampe d’accesso. Persone per cui andare a lavorare da soli ogni mattina è già un’impresa. Alcune volte, come nel caso dei distrofici, è un’impresa sopravvivere qualche mese di più. Non per questo desiderano essere considerati eccezionali, non per questo i loro familiari vogliono essere considerati martiri. Ma se vi ritenete vaccinati contro la retorica e i falsi stupori, allora leggete questo libro: vi farà scoprire un mondo vitale e positivo di iniziative, idee, associazioni, gruppi e singoli individui, disabili e non, che vale comunque la pena conoscere. Sempre tenendo presente le avvertenze di cui sopra.

 (Daniela Borsato)

 

 

...ma voi siete stupidi, intelligenti, sprovveduti o banditi? La risposta vi verrà dal secondo dei due simpaticissimi saggi che compongono questo lepido libretto: Le leggi fondamentali della stupidità umana. Con un linguaggio che risulta da una sapiente fusione di matematica, statistica, socio-filosofia, psicologia, facezia e sottile umorismo, l'autore - uno studioso di storia e di economia medievale - propone una brillante analisi dei rapporti interpersonali, corredandola opportunamente di teoremi, grafici e corollari.
Giocato sul filo del paradosso e dell'assurdo è anche il primo saggio, di taglio più strettamente storico e socio-economico: Pepe, vino (e lana) come elementi determinanti nello sviluppo economico dell'età di mezzo, vale a dire nel Medioevo. Pepe, vino e lana, cioè spezie, agricoltura e industria tessile. Ma i tre elementi, nell'ottica della parodia, diventano tre potenti afrodisiaci, che contribuiscono non poco all'incremento demografico registratosi dopo l'anno Mille.
Un gioco, certo, un divertissement intellettuale, in uno stile gradevole e frizzante nel quale si coglie il sorriso divertito e bonario del saggio. Al lettore resta il sapore asprigno ma allettante dell'ironia, quella di cui in fondo un po' tutti abbiamo bisogno per... non prenderci troppo sul serio.

(Paola Lerza)

 

 

Paulo Coelho è uno scrittore sudamericano contemporaneo: nei suoi libri egli esprime una profonda spiritualità, alla ricerca della natura dell’uomo e dello scopo della sua esistenza sulla terra. Per lui ognuno di noi ha un cammino da percorrere, uno scopo per cui lottare, per migliorare non solo se stesso, ma anche gli altri uomini, il mondo e l’universo intero. Il guerriero della luce è appunto colui che cerca la propria strada, lotta per superare gli ostacoli, imparando dagli errori commessi, sentendosi sempre in contatto con la natura e con i propri simili, amandoli anche nei momenti di conflitto, accettando chiunque e cercando di aiutare gli altri perché, in questo modo, sa di aiutare se stesso. Il guerriero della luce non è un essere molto diverso da noi, anche lui ha difetti, paure, sbaglia… la differenza è nel fatto che non si arrende mai e lotta per raggiungere gli obiettivi fissati. I suoi fini sono sempre giusti e si muovono nello spirito dell’armonia universale: per questo la natura e l’universo aiutano il guerriero nel suo cammino, perché non va mai contro le leggi cosmiche. Le armi di cui dispone sono la fede, la speranza, l’amore. Egli ha fiducia: poiché sa di essere nel giusto, anche se a volte sbaglia o perde, continua a sperare e va avanti, amando l’umanità e perciò è riamato. Egli conosce la gratitudine, non imbroglia mai, sa leggere nel cuore degli uomini senza lasciarsi ingannare dalle apparenze. Egli sa distinguere le cose importanti e definitive da quelle effimere e passeggere, perciò sceglie di mettere le sue forze a disposizione di ciò che è importante. Egli, a volte, ama restare solo per ascoltare la voce del proprio cuore, la propria coscienza: sa di imparare molto riflettendo su ciò che ha fatto e che vuole fare. Forse non diventerà né importante né famoso, ma sarà consapevole di aver compiuto azioni giuste e di aver portato il proprio contributo al mondo ed all’umanità affinché il domani sia migliore dell’ oggi. Tutti noi possiamo essere guerrieri della luce, offrire il nostro piccolo contributo per migliorare il mondo in cui viviamo, imparando a rispettarci, ad essere onesti, per divenire veri uomini… guerrieri che portano la luce della speranza e la diffondono negli altri irradiando la natura, per dare un futuro migliore all’umanità.

(Gabriella Nasi)

 

Mai, forse, come nelle ultime vicende della politica italiana, un libro è stato così attuale. Sembra esserci un peccato originale nel destino della grande ideologia del XX secolo, quella del Socialismo Reale, che si rifà a Carlo Marx ed al suo libro "Il capitale".
È indubbio che molte delle idee socialiste siano più che giuste: il sogno di rendere tutti uguali e liberi, di eliminare per sempre la fame, la guerra, la povertà dal mondo, di impedire lo sfruttamento dell’umanità sono idee che, forse da sempre, gli uomini hanno vagheggiato; sono le stesse idee che si ritrovano in molte religioni, le stesse idee per cui un uomo è morto sulla Croce duemila anni fa
Cosa è dunque accaduto per cui l’attuazione di tale ideologia ha fallito dovunque, portando miseria invece che ricchezza, spingendo gli uomini alla delazione invece che alla solidarietà, i popoli alla dittatura invece che alla democrazia?
C’era qualcosa di sbagliato negli uomini che hanno cercato di realizzare tali idee o c’è qualcosa di sbagliato nel sistema stesso, nel tentativo di imporre con la legge una nuova giustizia sociale?
Perché, anche nel nostro paese, a partire dal ‘68, i movimenti che si ispirano alle idee “comuniste” hanno fallito, anche quando sono riusciti a prendere il potere? È dunque vero che ci si è illusi di portare il “bene” finendo con il fare del male a noi stessi ed alla gente che volevamo aiutare?
È sempre stata colpa dei cosiddetti “poteri forti” e dei complotti orchestrati dal “nemico” o l’errore sta proprio nel ritenere di possedere la chiave giusta per portare un nuovo “ordine” nel mondo? Non è forse vero che il cambiamento, la “conversione” vanno realizzati al nostro interno prima che imposti dall’esterno, per essere efficaci?
Sono queste le domande che si pone, forse insieme a molti di noi, Mario, il protagonista di questo libro, un ex “ comunista” come ormai molti di noi dicono di essere stati (quando, come Veltroni o Lucio Dalla, non dichiarano di “non essere mai stati comunisti”...).
In piena crisi di identità, sia politica che familiare, Mario incontra tre donne appartenenti a quattro generazioni della stessa famiglia: nonna, nipote e pronipote, giunte in Italia, come migliaia di altre, dopo la caduta del muro di Berlino. Manca una donna, figlia di una e madre dell’altra, nonna della bambina, di cui esiste solo una foto; una donna che dovrebbe avere la stessa età di Mario, una donna i cui occhi lo colpiscono… e sarà proprio per scoprire chi era, dove sia finita, perché sia scomparsa questa donna che Mario farà nuove scelte di lavoro, viaggerà e scoprirà il mondo dei “desaparecidos” dell’ex URSS, il mondo dei piccoli ricatti, delle spie, dei manicomi politici già denunciato, anni e anni fa, dal grande dissidente russo Solgenitzin e, ultimamente, nel film “ Le vite degli altri”.
Un libro, questo della Comencini, da leggere e su cui riflettere, non per rinnegare ideali giusti, ma per cercare un nuovo modo per realizzarli.

(Gabriella Nasi)

 

Amanti e regine ovvero, come recita il sottotitolo, il potere delle donne. Un potere sui generis, ma per molti versi effettivo, quello che ha caratterizzato le donne francesi dell’Ancien Régime, mogli, madri, sorelle, figlie o concubine che fossero. Perché sui generis? Perché non fu mai esercitato in nome di una autorità riconosciuta, ma sempre in qualche modo guadagnato attraverso l’astuzia, l’intelligenza, la bellezza, o approfittando di circostanze favorevoli quando veniva a mancare, per motivi diversi, il potere maschile.
È questa la tesi di fondo del bellissimo libro di Benedetta Craveri, che ricostruisce con dovizia di particolari le vicende di tante di queste donne: dalla volitiva Caterina de’ Medici alla discussa reine Margot, da Anna a Maria Teresa d’Austria, alle tante favorite reali, per finire con Maria Antonietta, figura ancora da decifrare, divisa com’è tra l’immagine della regina inadeguata e insensibile della storiografia repubblicana e antimonarchica e quella di martire diffusa dalla Restaurazione.
Sempre rigorosamente fedele alle fonti storiche e attenta al dettaglio curioso, ma allo stesso tempo dotata di una rara capacità affabulatoria, la Craveri riesce a fare dei ritratti di queste donne tanti piccoli romanzi, al punto che il libro si apprezza meglio se non lo si legge tutto d’un fiato, come effettivamente verrebbe voglia di fare: meglio lasciar decantare ogni storia, ogni vita, prima di tuffarsi in quella successiva. I numerosi aneddoti e i commenti spesso arguti dell’autrice strappano più di un sorriso e rendono la lettura estremamente avvincente anche per i non “addetti ai lavori”.

(Monica Anelli)

 

Nell’immaginario collettivo Maria Antonietta, consorte di Luigi XVI e come lui decapitata nel corso della Rivoluzione Francese, è e resterà per sempre “quella delle brioches”. Che la famigerata frase sia mai stata pronunciata, e nel caso proprio da lei, è ancora tutto da dimostrare, ma tant’è. Eppure la sua figura appare molto più complessa di quanto non risulti dalla storiografia ufficiale e dalle cronache di corte, viziate dal pregiudizio dei Francesi nei confronti della mai amata ”Austriaca”.
In questa breve opera, che si legge d’un fiato, Benedetta Craveri ricostruisce una vicenda che ebbe una portata enorme sull’opinione pubblica francese ed europea negli anni che precedettero la Rivoluzione; lo scandalo, anche in epoche successive, fornì materiale in abbondanza a drammaturghi, romanzieri e storici, ma soprattutto diede il colpo di grazia a una monarchia già prossima al tracollo: come disse Wolfgang Goethe, “(…) intaccò le fondamenta dello Stato, annientò il rispetto verso la regina e in genere verso le classi elevate: giacché tutto quello che venne in discussione non fece che manifestare chiaramente l’orribile corruzione in cui si trovavano impaniati la corte e gli aristocratici.(…)”.
Al centro dell’affaire una costosissima collana di diamanti, apparentemente commissionata proprio da Maria Antonietta ai gioiellieri della Corona, poi fatta sparire e mai pagata. La sovrana fece di tutto per dimostrare la propria estraneità ai fatti, ma per l’opinione pubblica rimase lei l’unica, vera colpevole. Benedetta Craveri propende per la tesi innocentista, ma ricostruisce i fatti sulla base di una rigorosa documentazione storica che, ammette, ancora non consente di fugare tutti i dubbi sulla vicenda e sul comportamento della regina.

(Monica Anelli)

D

Niente è più resistente e più diffuso in Italia del mito degli italiani “buoni”, che perdono le guerre, ma sarebbero incapaci di commettere le crudeltà e le efferatezze attribuite agli altri popoli. In realtà gli italiani, in epoche e luoghi diversi, si sono macchiati di crimini più o meno come gli altri: solo che storici, politici, studiosi, hanno preferito stendere un velo pietoso di ipocrisia su tanti episodi oscuri che i libri di storia continuano ad ignorare. Angelo Del Boca è il più illustre degli storici del colonialismo italiano. In questo libro ripercorre soprattutto gli eventi relativi alle conquiste coloniali, ma si occupa anche di altri fatti vergognosi e ignoti all’opinione pubblica. Il periodo considerato va dalla fine del 1800 al 1946. Si passa dalla lotta al brigantaggio alla rivolta dei Boxer in Cina, dalla guerra di Libia alla I guerra mondiale, alla guerra d’Etiopia, all’invasione della Slovenia fino alla “resa dei conti” dell’immediato dopoguerra. Per ogni guerra, perduta o vinta, stragi, massacri, deportazioni, di cui si è saputo poco o nulla. In Italia, ad esempio, è stato giustamente istituito il giorno della memoria per i martiri delle foibe, ma quasi nessuno parla dei 12000 sloveni uccisi, torturati, deportati durante l’occupazione italiana. Un’ingiustizia non ne giustifica un’altra, ma forse ci aiuterebbe a guardare le cose da una prospettiva diversa.
Nessuno ha pagato per quei crimini: nessuna Norimberga, nessun tribunale internazionale. Anzi, i responsabili delle guerre coloniali, in cui furono usati sulla popolazione civile gas velenosi e armi proibite dalla Convenzione di Ginevra, tornarono in patria accolti con tutti gli onori.
Ogni guerra porta con sé orrori e l’indignazione serve a poco: non esistono popoli più o meno predisposti alla violenza. In ognuno di noi probabilmente si nasconde un potenziale torturatore o un eroe, solo non lo sappiamo perché non ci siamo mai trovati nelle circostanze adeguate. Non siamo migliori degli altri, né peggiori, ma anche noi, e in particolare noi insegnanti, abbiamo l’obbligo di fare i conti con la nostra storia, come altri hanno fatto prima di noi. Un libro serio, documentato, imparziale come questo, può essere di grande aiuto.

(Daniela Borsato)

 

                                                      

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