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SAGGISTICA
FGHI
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F
Autore: Ernesto FERRERO
Titolo: I migliori anni
della nostra vita
Editore: Feltrinelli
Anno: 2005 |
I libri visti dall’altra
parte. Quella di chi li scrive e di chi li scova, li sceglie, li
stampa, li vende. La storia di un mito e di una passione. L’autore
inizia da ragazzo a lavorare alla mitica Einaudi, conosce da vicino
nella loro umanità, nella grandezza e nei difetti, personaggi che
noi lettori abbiamo letto e amato, di loro parla con gentilezza e
pudore, fino a ricostruire un mondo, un tempo, un’avventura
straordinaria. Conosciamo così Cesare Pavese, Italo Calvino, Natalia
Ginzburg, Primo Levi, Carlo Emilio Gadda, Elio Vittorini… Protagonisti
della storia culturale del nostro paese, ciascuno diverso, tutti
accomunati dall’idea molto poco italiana del lavoro continuo,
preciso, puntuale, tutti umilmente convinti di lavorare non per se
stessi, o almeno non solo per se stessi, ma di contribuire a
qualcosa di grande e importante. Su tutti lui, l’Editore,
aristocratico e scostante fino all’antipatia, ma capace di grande
seduzione, per nulla attento alle questioni finanziarie, entusiasta,
sempre teso a cercare il nuovo, il diverso, pronto a innamorarsi
ogni volta di un nuovo autore, di una nuova scienza. Uomo di
leggerezza e gusto, per il quale l’insulto più grave è “noioso”, ama
la montagna, il bianco e l’essenzialità, non vuole sentir parlare di
morte e sopravvive coraggiosamente ai suoi autori più amati, alla
diaspora dei collaboratori, infine alla perdita della sua creatura.
Vale veramente la pena di leggere questo libro: è incantevole. Il
capitolo su Primo Levi e quello su Calvino sono dei capolavori di
grazia e passione. "La felicità che l'Editore perseguiva era di una
speciale qualità langarola, insieme terragna e umbratile, di lunghe
radici e leggera come una foglia".
(Daniela Borsato) |
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H
Autore: Peter HANDKE
Titolo: Nei
colori del giorno
Editore: Garzanti
Anno: 1985
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Il titolo stesso del racconto nella versione
originale tedesca (L’insegnamento della Sainte Victoire) è
emblematico e sintetizza lo stretto legame che intercorre tra la
scrittura di Handke e l’opera pittorica di Cézanne, con riferimenti
particolari alla Saincte Victoire, il monte più volte dipinto
dall’artista.
La percezione del colore in uno stato quasi di dormiveglia in cui
realtà e fantasia si mescolano, crea nell’autore un senso di
profonda “beatitudine”, quasi un “istante di eternità”. Così inizia
il suo viaggio dentro al colore, viaggio che è insieme reale e
immaginario, intessuto di sfumature, silenzi, ricordi, che lo
porterà nei pressi della Sainte Victoire, la montagna tante volte
dipinta da Cézanne.
Ad Handke, novello Ulisse, non interessa raggiungere la meta, cioè
la sommità del Sainte Victoire, ma considera essenziale il mettersi
in cammino:
“Anche il mio eroe era della partita, come già per i molti prima di
me l’omerico Ulisse: come lui, mi ero rifugiato in una (provvisoria)
sicurezza potendo dire di essere Nessuno; e del protagonista della
mia storia mi ero una volta immaginato che, come Ulisse dai Feaci,
sarebbe stato deposto nel suo paese d’origine mentre dormiva, e a
tutta prima non lo avrebbe neppure riconosciuto”
La parte centrale del racconto è una successione di “inquadrature
mentali” del la Sainte Victoire, il monte dipinto tante volte da
Cézanne.
Silenzio e vuoto sembrano essere i momenti privilegiati
dell’attività creativa di Handke, quelli che soli gli permettono di
“materializzare” attraverso la parola realtà che sono tanto più
reali quanto più frutto di fantasia. Non si tratta però di una
fantasia libera e senza agganci, ma spesso legata a ricordi o
sensazioni che si trasformano e vivono di una vita propria nel
momento della creazione.
L’assenza di una trama e il libero fluire delle immagini rende
quest’opera particolarmente singolare e affascinante e crea nel
lettore uno stato di “attesa” rilassante e positiva.
Alcuni temi sono più volte ripresi dallo scrittore, in quanto parte
del suo mondo e stimoli alla sua creatività, quali il concetto di
“soglia” o di limitare, che è insieme un’apertura verso l’ignoto, ma
allo stesso tempo offre un riparo nella sua parte nota e familiare,
o il concetto di “vuoto”, inteso come liberazione totale della mente
da ogni schema precostituto, al fine di potersi immergere
completamente nella natura e coglierne gli aspetti eterni.
(Gisella Malagodi) |
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