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SAGGISTICA     FGHI

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I libri visti dall’altra parte. Quella di chi li scrive e di chi li scova, li sceglie, li stampa, li vende. La storia di un mito e di una passione. L’autore inizia da ragazzo a lavorare alla mitica Einaudi, conosce da vicino nella loro umanità, nella grandezza e nei difetti, personaggi che noi lettori abbiamo letto e amato, di loro parla con gentilezza e pudore, fino a ricostruire un mondo, un tempo, un’avventura straordinaria. Conosciamo così Cesare Pavese, Italo Calvino, Natalia Ginzburg, Primo Levi, Carlo Emilio Gadda, Elio Vittorini… Protagonisti della storia culturale del nostro paese, ciascuno diverso, tutti accomunati dall’idea molto poco italiana del lavoro continuo, preciso, puntuale, tutti umilmente convinti di lavorare non per se stessi, o almeno non solo per se stessi, ma di contribuire a qualcosa di grande e importante. Su tutti lui, l’Editore, aristocratico e scostante fino all’antipatia, ma capace di grande seduzione, per nulla attento alle questioni finanziarie, entusiasta, sempre teso a cercare il nuovo, il diverso, pronto a innamorarsi ogni volta di un nuovo autore, di una nuova scienza. Uomo di leggerezza e gusto, per il quale l’insulto più grave è “noioso”, ama la montagna, il bianco e l’essenzialità, non vuole sentir parlare di morte e sopravvive coraggiosamente ai suoi autori più amati, alla diaspora dei collaboratori, infine alla perdita della sua creatura.
Vale veramente la pena di leggere questo libro: è incantevole. Il capitolo su Primo Levi e quello su Calvino sono dei capolavori di grazia e passione. "La felicità che l'Editore perseguiva era di una speciale qualità langarola, insieme terragna e umbratile, di lunghe radici e leggera come una foglia".

(Daniela Borsato)

H

Il titolo stesso del racconto nella versione originale tedesca (L’insegnamento della Sainte Victoire) è emblematico e sintetizza lo stretto legame che intercorre tra la scrittura di Handke e l’opera pittorica di Cézanne, con riferimenti particolari alla Saincte Victoire, il monte più volte dipinto dall’artista.
La percezione del colore in uno stato quasi di dormiveglia in cui realtà e fantasia si mescolano, crea nell’autore un senso di profonda “beatitudine”, quasi un “istante di eternità”. Così inizia il suo viaggio dentro al colore, viaggio che è insieme reale e immaginario, intessuto di sfumature, silenzi, ricordi, che lo porterà nei pressi della Sainte Victoire, la montagna tante volte dipinta da Cézanne.
Ad Handke, novello Ulisse, non interessa raggiungere la meta, cioè la sommità del Sainte Victoire, ma considera essenziale il mettersi in cammino:
“Anche il mio eroe era della partita, come già per i molti prima di me l’omerico Ulisse: come lui, mi ero rifugiato in una (provvisoria) sicurezza potendo dire di essere Nessuno; e del protagonista della mia storia mi ero una volta immaginato che, come Ulisse dai Feaci, sarebbe stato deposto nel suo paese d’origine mentre dormiva, e a tutta prima non lo avrebbe neppure riconosciuto”
La parte centrale del racconto è una successione di “inquadrature mentali” del la Sainte Victoire, il monte dipinto tante volte da Cézanne.
Silenzio e vuoto sembrano essere i momenti privilegiati dell’attività creativa di Handke, quelli che soli gli permettono di “materializzare” attraverso la parola realtà che sono tanto più reali quanto più frutto di fantasia. Non si tratta però di una fantasia libera e senza agganci, ma spesso legata a ricordi o sensazioni che si trasformano e vivono di una vita propria nel momento della creazione.
L’assenza di una trama e il libero fluire delle immagini rende quest’opera particolarmente singolare e affascinante e crea nel lettore uno stato di “attesa” rilassante e positiva.
Alcuni temi sono più volte ripresi dallo scrittore, in quanto parte del suo mondo e stimoli alla sua creatività, quali il concetto di “soglia” o di limitare, che è insieme un’apertura verso l’ignoto, ma allo stesso tempo offre un riparo nella sua parte nota e familiare, o il concetto di “vuoto”, inteso come liberazione totale della mente da ogni schema precostituto, al fine di potersi immergere completamente nella natura e coglierne gli aspetti eterni.

(Gisella Malagodi)

 

                                                      

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