home

La città: suggestioni, emozioni

ed echi del passato

ascolta la presentazione

La città è anche un luogo dello spirito. Città decantate dai poeti, bistrattate dagli ambientalisti, luoghi di varia umanità, città d’arte dove il passato è tangibile e sovrasta il futuro, megalopoli affascinanti, dove il futuro è già passato, città sogno degli artisti, saranno loro il nostro percorso!

JEAN RODOR - Sous les ponts de Paris (1914) - L’atmosphère gaie des premières strophes de cette vieille chanson devient peu à peu plus mélancolique: les ponts de Paris abritent les amoureux à la recherche d’intimité mais aussi des clochards et des êtres délaissés comme une pauvre mère et ses trois enfants, sans logis, sans pain, sans futur.

DIEGO VALERI (1887-1976) - Venezia (1951) - Nelle opere di Diego Valeri è evidente l’influenza pascoliana e crepuscolare, unita ad una profonda cultura. I suoi versi possiedono ritmo e melodia. Nella poesia Venezia traspare tutto l'amore e l'ammirazione per questa città. E’ un sogno, uno scherzo della fantasia che si rinnova , si trasforma, muta colori e luci ad ogni ora del giorno.

Pour aller à Suresnes ou bien à Charenton
Tout le long de la Seine on passe sous les ponts
Pendants le jour, suivant son cours
Tout Paris en bateau défile,
L' cœur plein d'entrain, ça va, ça vient,
Mais l' soir lorsque tout dort tranquille.......

{Refrain:}
Sous les ponts de Paris, lorsque descend la nuit,
Tout's sort's de gueux se faufil'nt
en cachette
Et sont heureux de trouver une couchette,
Hôtel du courant d'air, où l'on ne paie pas cher,
L'parfum et l'eau c'est pour rien mon marquis
Sous les ponts de Paris.

A la sortie d' l'usine, Julot rencontre Nini
Ça va t'y la rouquine , c'est la fête aujourd'hui.
Prends ce bouquet, quelqu's brins d' muguet
C'est peu mais c'est tout' ma fortune,
Viens avec moi; j' connais l'endroit
Où l'on n' craint même pas l'clair de lune.

{Refrain}
Sous les ponts de Paris, lorsque descend la nuit
Comme il n'a pas de quoi s' payer une chambrette,
Un couple heureux vient s'aimer en cachette,
Et les yeux dans les yeux faisant des rêves bleus,
Julot partage les baisers de Nini
Sous les ponts de Paris.

Rongée par la misère, chassée de son logis,
L'on voit un' pauvre mère avec ses trois petits.
Sur leur chemin, sans feu ni pain
Ils subiront leur sort atroce.
Bientôt la nuit la maman dit
Enfin ils vont dormir mes gosses .

{Refrain}
Sous les ponts de Paris, lorsque descend la nuit
Viennent dormir là tout près de la Seine
Dans leur sommeil ils oublieront leur peine
Si l'on aidait un peu, tous les vrais miséreux
Plus de suicid's ni de crim's dans la nuit
Sous les ponts de Paris.

 

 

Canaletto, Basilica San Marco

C’è una città di questo mondo,
ma così bella, ma così strana,
che pare un gioco di fata morgana
o una visione del cuor profondo.

Avviluppata in un roseo velo,
sta con sue chiese palazzi giardini
tutta sospesa tra due turchini,
quello del mare, quello del cielo.

Così mutevole! A vederla
nelle mattine di sole bianco,
splende d’un riso pallido e stanco,
d’un chiuso lume, come la perla;

ma nei tramonti rossi affocati
è un’arca d’oro, ardente, raggiante,
nave immensa veleggiante
a lontani lidi incantati.

Quando la luna alta inargenta
torri snelle e cupole piene
e serpeggia per cento vene
d’acqua cupa e sonnolenta,

non si può dire quel ch’ella sia,
tanto è nuova mirabile cosa:
isola sacra misteriosa,
regno infinito di fantasia…

Cosa di sogno, vaga e leggera;
eppure porta mill’anni di storia,
e si corona della gloria
d’una grande vita guerriera.

 

G.Seurat, Una domenica pomeriggio alla Grand Jatte, 1884-86

 

Pierre-Auguste Renoir, Bal au moulin de la Galette, 1889

Città vissuta con gioia, giochi di ombre e di luci, sensazione di freschezza, la gente protagonista, queste sono le prime percezioni che avverte anche uno sguardo poco attento. Le pennellate sinuose accompagnano i ballerini nel loro volteggiare leggero e sereno.

UMBERTO SABA (1883-1957) - Città vecchia – La variegata umanità che popola i quartieri della parte vecchia di Trieste è ritratta nel suo modo di essere quotidiano, umile e insieme vitale. L’energia e la pena del vivere sono sentite come elementi affratellanti e ispirano un sentimento religioso.

FABRIZIO DE ANDRE' - La città vecchia, in "Tutto Fabrizio De André", 1966 - Quadri di vita nel centro storico di Genova: schiettezza ed ipocrisia, prostitute e professori. Un invito a non fermarsi alle apparenze e a non giudicare da borghese chi è vittima della storia e della società.

Spesso, per ritornare alla mia casa,
prendo un'oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va dall'osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l'infinito
nell'umiltà.

Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d'amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore:
s'agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento in compagnia,
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via.

Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi
ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica della donnaccia
quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia.

E se alla sua età le difetterà la competenza
presto affinerà le capacità con l'esperienza
dove sono andati i tempi di una volta per Giunone
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po' di vocazione.

Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino
li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno
a stratracannare, a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.

Loro cercan là, la felicità dentro a un bicchiere
per dimenticare d'esser stati presi per il sedere
ci sarà allegria anche in agonia col vino forte
porteran sul viso l'ombra di un sorriso tra le braccia della morte.

Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
forse quella che sola ti può dare una lezione
quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie.
Quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.

Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette
quando incasserai delapiderai mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire "micio bello e bamboccione".

Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
In quell'aria spessa carica di sale, gonfia di odori
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.

Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo.

 

Camille Pissarro Boulevard Montmartre: tempo di pioggia, pomeriggio, 1897

Félix Nadar, Veduta aerea di Parigi (fotografata da una mongolfiera)

 

Non avevano ancora inventato gli aerei, ma Nadar a bordo della sua mongolfiera riuscì a riprendere Parigi dall’alto. Le sue foto a volo d’uccello ebbero un successo enorme. Pissarro non fu da meno: collocò il cavalletto in un balcone di fronte al Boulevard e da lì riprese la frenesia dei passanti, le carrozze e la lunga fila dei palazzi. Non più la statica prospettiva rinascimentale ma una città che viveva.

 

GABRIELE D'ANNUNZIO (1869-1938), Ferrara - La sensualità e il fascino di una delle città del silenzio cantate dal poeta.

Giorgio De Chirico, Le Muse inquietanti, 1917 (falso d'autore, da http://www.fakemaster.it previa autorizzazione)

 

Ferrara città metafisica, Ferrara città fuori dal tempo, con le sue forme architettoniche pulite, che il pittore pervade di un'immobilità misteriosa. Il quadro sembra la scena di un teatro dove si incontrano elementi contraddittori: la piazza è pavimentata di legno, sullo sfondo il castello degli Estensi contrasta con le ciminiere di una fabbrica, in primo piano i personaggi, le Muse, sono di marmo. Esse, tradizionalmente ispiratrici dell'arte, sembrano indicare l'impenetrabilità del mistero che pervade il reale.

O deserta bellezza di Ferrara,

ti loderò come si loda il volto

di colei che sul nostro cuor s'inclina

per aver pace di sue felicità lontane:
e loderò la chiara

sfera d'aere e d'acque
ove si chiude

la tua melanconia divina

musicalmente.
E loderò quella che più mi piacque

 delle tue donne morte
e il tenue riso ond'ella mi delude
e l'alta immagine ond'io mi consolo

nella mia mente.
Loderò i tuoi chiostri ove tacque

l'uman dolore avvolto nelle lane
placide e cantò l'usignolo

ebro furente.
Loderò le tue vie piane

 grandi come fiumane
che conducono all'infinito chi va solo

col suo pensiero ardente
e quel lor silenzio ove stanno in ascolto

tutte le porte
se il fabro occulto batta su l'incude,
e il sogno di voluttà che sta sepolto

sotto le pietre nude con la tua sorte.
 

GIORGIO CAPRONI (1912-1990),  Litania - Genova, simbolo di una civiltà urbana ricca di umanità, è protagonista di questa poesia costruita sul ritmo monotono, ma non ossessivo, della nenia. E’ la città dell’anima, in cui i luoghi e i richiami di un grande passato si intrecciano ai ricordi personali dell’autore.

FRANCESCO GUCCINI (Modena, 1940), Bologna da Metropolis, 1981 - Bologna, non appariscente ma morbosamente materna nell'abbraccio dei suoi portici, è descritta nelle sue contraddizioni: rossa e papale, Parigi minore, ma provinciale e "bottegaia". Guccini fa rivivere l'atmosfera, che si sta lentamente e malinconicamente perdendo, di una città ombelico del mondo...

Genova mia città intera.
Geranio. Polveriera.
Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria.

Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria scale.

Genova nera e bianca.
Cacumine. Distanza.
Genova dove non vivo,
mio nome, sostantivo

[…]

Genova in comitiva.
Giubilo. Anima viva.
Genova in solitudine,
straducole, ebrietudine.

Genova di limone.
Di specchio. Di cannone.
Genova da intravedere,
mattoni, ghiaia, scogliere.

[…]

Genova che mi struggi.
Intestini. Caruggi.
Genova e così sia,
mare in un'osteria

 

Genova illividita.
Inverno nelle dita.
Genova mercantile,
industriale, civile

[…]

Genova tutta colore.
Bandiera. Rimorchiatore.
Genova viva e diletta,
salino, orto, spalletta

[…]

Genova che non mi lascia.
Mia fidanzata. Bagascia.
Genova ch'è tutto dire,
sospiro da non finire.

[…]

Genova di Sottoripa.
Emporio. Sesso. Stipa.
Genova di Porta Soprana,
d'angelo e di puttana.

Genova di coltello.
Di pesce. Di mantello.
Genova di lampione
a gas, costernazione

[…]

Genova che non si dice.
Di barche. Di vernice.
Genova balneare,
d'urti da non scordare

[…]

 

Genova sempre nuova.
Vita che si ritrova.
Genova lunga e lontana,
patria della mia Silvana.

Genova palpitante.
Mio cuore. Mio brillante.
Genova mio domicilio,
dove m'è nato Attilio.

Genova dell'Acquaverde.
Mio padre che vi si perde.
Genova di singhiozzi,
mia madre, Via Bernardo Strozzi.

Genova di lamenti.
Enea. Bombardamenti.
Genova disperata,
invano da me implorata.

Genova della Spezia.
Infanzia che si screzia.
Genova di Livorno,
Partenza senza ritorno.

Genova di tutta la vita.
Mia litania infinita.
Genova di stocafisso
e di garofano, fisso
bersaglio dove inclina
la rondine: la rima.

Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l'umana già un poco Romagna e in odor di Toscana...

Bologna per me provinciale Parigi minore:
mercati all'aperto, bistrots, della "rive gauche" l'odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l'assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.

Però che Bohème confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie...
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura...
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna...

Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d'amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov'è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita...

Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,
che sa che l'odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perché sa la paura.

Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente...

Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna "busona",
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m'hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato..

“…il Caffe' Greco è l'unico posto dove si può sedere e aspettare la fine del mondo", asseriva De Chirico. Anche Guttuso amava frequentare il famoso locale; egli dipinge i personaggi quasi caricaturandoli con un segno energico ed incisivo, rilevandoli con i toni rossi e bruni dall’atmosfera disordinata della Sala Rossa. Il quadro naif di Marino Di Fazio presenta una dimensione umana di Parigi: la metropoli con la Tour Eiffel rimane sullo sfondo; in primo piano c'è un lungosenna appartato, tranquillo, con la coppia che passeggia e la vecchietta che guarda le vetrine.

 

 

Renato Guttuso, Caffè Greco, 1976

 

http://www.pasolini.net/luoghiPPP_caffeRosati-Roma.htm

 

Attenzione: l'immagine è stata eliminata per non incorrere in sanzioni riguardanti il copyright. E' visibile al link suindicato

 

Marino Di Fazio, Tramonto a Parigi, 2005, riproduzione autorizzata

APPARATO DIDATTICO

  • Quali tra i documenti presentati ti pare ritraggano maggiormente la vita cittadina? Quali invece la solitudine e il silenzio? Motiva le tue risposte.

  • Metti a confronto il ritratto della Città vecchia di Saba con quello di De André e sottolinea gli elementi comuni a due città diverse.

  • Sous les ponts de Paris: décrivez le couple Julot et Nini: quel est leur état d’âme?
  • Dans la dernière strophe, par quels verbes, noms et adjectifs l’auteur exprime le drame de la pauvreté? Quel est le message du refrain final?
  • Il titolo "Litania" della poesia di Caproni fa riferimento alla soluzione stilistica e metrica adottata dal poeta. Spiegala.

  • La Ferrara di D'Annunzio e quella di De Chirico: confrontale brevemente.

  • Il quadro di Pissarro e la foto di Nadar hanno in comune la prospettiva dall'alto. Quale effetto visivo ne consegue? Quale delle due immagini preferisci e perché?

  • Alcune città hanno un fascino particolare, immortalato negli anni dagli artisti, ma, per ogni persona, c'è un luogo vero o immaginario che suscita sentimenti ed emozioni, sapresti descrivere il tuo?

BACK

a cura di: Monica Anelli, Alessandra Bucchi, Marisa Galiani, Paola Lerza, Elisabetta Rizzo, Elisabetta Verticelli.