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Un pomeriggio piovoso

 

Miser Catulle, desinas ineptire…
Valentina, sei proprio sfigata! La Marty doveva offrirsi domani in latino, ma è malata, o si è data malata, e tu qui a studiare… Nemmeno agli SMS risponde… E domani qualcuno deve pure andare. Ed eccoti qui a studiare… Dieci, dico dieci poesie, e la storia di uno sfigato innamorato della solita puttana di turno…
E proprio oggi… Marco non si fa vivo da due giorni e la solita amica del cuore ti ha detto che si è messo con… non vuoi nemmeno nominarla.
Chissà che cosa ci trova in quel cesso… qualche nascosta qualità deve averla, visto che si è fatta già mezza 3^ B!
E tu qui, nell’atrio della scuola, bivacchi con una piada ormai fredda, zainetto e sciarpona (avresti voglia di buttarla, è uno stupido regalo della Marty), a studiare da sola… Aspettavi l’altra sfigata di domani, ma avrà trovato di meglio.
Sei qui da sola, non passa nessuno, soltanto qualche prof smarronato all’alba delle due e la solita bidella stronza che deve lavare proprio dove ci sei tu… E il cellulare non squilla.
Eppure oggi c’è il laboratorio di teatro e Marco passerà sicuramente di qui, per andare in palestra… Domenica doveva andare via con i suoi, ma oggi uno squillo poteva darlo!
et quod vides perisse perditum ducas…
Il display si illumina… forse è lui! No… “Sì, mamma, te l’avevo detto, non vengo a casa a mangiare oggi, resto a scuola…” Ti chiama sempre nei momenti meno opportuni!
Ti rimetti a studiare, ma, eccolo, entra con il suo passo strascicato e quell’aria di indifferenza, capelli spettinati e barba non fatta… C’è Checco con lui, e l’altro chi è? Si fermano un attimo fuori dal portone, li intravedo attraverso la porta a vetri… Oddio… Il cuore ti balza in gola… E’ proprio l’Ele, in un’improbabile minigonna (ha pure le gambe storte!), si abbracciano, si baciano forse…
E tu con la testa sempre più dentro al libro, fingi di messaggiare con qualcuno col cellulare spento. Passa anche il prof di italiano, quello è sempre a scuola, chissà che cosa dovrà fare…
Accenna un saluto, aiuto, mi attacca la solita pezza…
E intanto lui passa, finge di non vederti… Non sei mica trasparente!
“Ciao!” dici ad alta voce… Si volta: “Non ti avevo visto, sempre a studiare… Corro in palestra, ho teatro!” E lo vedi scomparire assieme all’Ele sempre più scodinzolante… Che faccia tosta!
…fulsere quondam candidi tibi soles…
Eppure fino a sabato eri oggetto di invidia delle amiche… Buone quelle! Sempre presenti nel momento del bisogno…
Era una giornata piovosa come oggi… Vi eravate baciati dopo la festa della scuola, e poi sempre insieme, avevate dormito a scuola durante l’occupazione… Tuo padre non capisce mai niente, e ti aveva messo in punizione… Fortuna che ci aveva pensato mamma, forse anche lei da giovane… E ora… Attaccato allo zainetto c’è il pupazzetto, regalo del primo mese insieme: ti viene rabbia soltanto a vederlo!
…sed obstinata mente perfer, obdura
E poi questo Catullo… non ci capisci niente! la prof spiegava esaltata, ma stavi mandando messaggi e guardando fuori dalla finestra… che noia, non succedeva nulla!
E ora era successo, e vorresti fare un grande gesto, forse eliminare l’Ele, forse urlare, forse abbracciarlo, forse sparire…
Dall’ultimo piano della scuola, sotto la pioggia, intravedi rossi tetti e abbaini delle case del centro, la torre Asinelli, San Petronio… In basso, il cortile, le bidelle che spostano le piante, la vicepreside che fuma e controlla….
Dieci anni fa un ragazzo uscì da una classe dopo l’intervallo per andare in bagno. Lo trovarono morto nel cortile.
Fissi il cortile interno, poi quello più ampio, dalla scala antincendio.
“Valentina, che cosa fai qui? Ti ho cercato per tutta la scuola!” Ti chiama la Marty prendendoti per un braccio. “Domani vado io in latino, ho studiato tutta la mattina!”
Ti fermi e sorridi. Marty ti abbraccia, vedendoti in lacrime. Il grande gesto può aspettare.

                                                                                           Elisabetta Rizzo

   


 

 

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