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Genere: drammatico
Anno: 2008, Italia
Regia: : Matteo Garrone
Cast:
Salvatore Abruzzese, Simone Sacchettino, Salvatore Ruocco, Vincenzo
Fabricino, Gaetano Altamura, Italo Renda, Gianfelice Inmparato, Maria
Nazionale, Salvatore Striano, Carlo del Sorbo, Vincenzo Bombolo, Toni
Servillo, Carmine Paternoster, Alfonso Santagata, Massimo Emilio Gobbi
Sceneggiatura: Maurizio Braucci, Ugo Chiti,
Gianni Di Gregorio, Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Roberto Saviano
Fotografia: Marco Onorato
Montaggio: Marco Spoletini
Produzione: Fandango, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 135 |
Potere, soldi e sangue sono i
disvalori con i quali gli abitanti della provincia di Caserta, tra
Aversa e Casal di Principe, devono scontrarsi ogni giorno. La scelta non
esiste: la camorra detta legge assoluta e solo i più fortunati possono
aspirare ad una sorta di normalità negata ai più. Gomorra è un viaggio
nel mondo degli affari della camorra, per questo il film si apre e si
chiude nel segno delle merci. Merci di varia natura, che vanno da abiti
griffati, videogiochi, orologi alle scorie chimiche, tossiche… ferite ed
ingiurie che vengono abusivamente buttate ed accatastate nella “Campania
felix” a fianco delle dimore fastose ed assurdamente fuori luogo degli
stessi boss, preda di un delirio di onnipotenza reso possibile
dall’impotenza delle istituzioni e da una cultura troppo radicata nel
sentire comune. Totò ha tredici anni, aiuta la madre a portare la spesa
a domicilio nelle case del vicinato e sogna di affiancare quelli che
girano in macchina, che indossano i giubbotti antiproiettile, che hanno
soldi. La sua è un’adolescenza negata, a Scampia si diventa grandi
troppo in fretta e l’iniziazione è un rituale spesso tragicamente in
mano alla camorra. Ed è un rituale di morte che esige efferatezza e
sangue freddo e che di certo non ha alcun riguardo per il sesso e per
l’età, anzi! Matteo Garrone porta sullo schermo Gomorra, il
libro-scandalo di Roberto Saviano che in Italia ha venduto oltre un
milione di copie. Vedendo il film si ha la sensazione di stare in uno
dei peggiori gironi danteschi, in una sorta di incubo senza fine. Il
film è duro, ripreso dal vero, i suoni sono in presa diretta.
Impossibile applicargli la categoria del “bello”: ha il colore, i suoni,
il sapore di una verità scomoda e brutta, terribilmente brutta.
(Maria Zeno)
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