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Salam, signore. Mi chiamo Alì e sono nato a Teheran, dove vivo. Credo che presto andrò via, all’estero, come mio fratello e le mie sorelle. Vi racconto quello che succedeva in casa mia dall’Iran dello Shah, fino al ritorno di Khomeini. Io ero il più piccolo, prima che nascesse Parvin. Prima di me ci sono i gemelli, mia sorella Parì e mio fratello Puyan. Mia madre si chiama Parvaneh e mio padre Parviz. Non ridete, ma il fatto di avere un nome che inizia con la a e non con la p mi aveva fatto credere di essere stato adottato. Ma stavo sbagliando.
Gli occhi di un bambino sono uno specchio. Gli occhi di un bambino vedono la realtà, i fatti, quel che succede, in modo diverso, però, da quello degli adulti. Alle tante domande che ponevo a mia madre prima, a mio fratello poi, io avrei dato risposte diverse, avrei immaginato spiegazioni diverse. Perché vedevo diversamente il mondo e quello che ci succedeva, quello che succedeva nel mio paese. Payan fu poi arrestato, noi bruciammo tutti i libri che c’erano in casa. Tutti. Anche quello con la storia del Pesciolino nero, quando dice “Ora potrei facilmente incontrare la morte, ma finché posso vivere, non le andrò incontro; anche se un giorno, costretto, affronterò la morte (e l’affronterò), non ha importanza, l’importante è se la mia vita o la mia morte abbiano avuto qualche influenza sull’esistenza degli altri”. Mio fratello voleva che non dimenticassi queste parole. Lui voleva fare la rivoluzione. La voleva fare e basta. Andò da Khomeini a Parigi e tornò con lui a Teheran dopo che lo Shah era stato cacciato. Eravamo felici. Via lo Shah, via le paure. Viva la libertà! Aspettavamo la democrazia e la libertà d’espressione, la sovranità popolare e le libere elezioni, ma, come diceva Djamshid, vivevamo nella prima repubblica teocratica del mondo moderno. Era un amico di mio fratello, Djamshid, e quando la sua libreria venne distrutta e lui massacrato dai Pasdaran, mio padre bruciò ancora una volta tutti i libri che erano in casa. Anche quello del Pesciolino nero che avevo comprato di nuovo…
“La notte è scesa rapidamente e l’oscurità ha avvolto tutto l’Iran e dopo c’è stato, semplicemente, l’assordante silenzio. Ho chiuso forte gli occhi. Poi li ho riaperti di colpo”.

(Maria Cristina Rosa)

 

                                                      

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