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NARRATIVA CA-CG
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C
Autore: Italo
CALVINO
Titolo: Marcovaldo ovvero
le stagioni in città – letto da Marco Paolini
Editore: Full Color Sound
Anno: 2006
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“C’è, nella prima edizione di Marcovaldo, una
spaziatura ogni tanto tra le righe che suggerisce una lettura. Ho cercato di
seguire questo ritmo-misura aggiungendo solo un po’ di colore alle voci.
Spero che non sia troppo, di sicuro con Calvino basta poco perché le righe
respirino di vita propria.”
Con questa consapevolezza, con questo rispetto, Marco Paolini legge per noi
le quattro novelle del primo ciclo della celeberrima opera di Calvino: e lo
fa da par suo. Le sue doti affabulatorie non possono che esaltare e rendere
ancora più godibile un capolavoro come questo. Ascoltandolo, ho ritrovato un
po’ lo stupore e il piacere di quando, da piccola, sentivo le fiabe sonore
dal mio giradischi: “A mille ce n’è nel mio mondo di fiabe da narrar…" e la
stanza diventava di volta in volta bosco, castello, tugurio…
Qui la voce di Paolini e le splendide musiche dei Tanit - cinque tra i
migliori musicisti della scena jazz italiana e internazionale – ci
trasportano nell’arcigna città dove Marcovaldo, suo malgrado, è costretto a
vivere, combattuto tra la rassegnazione e l’incapacità di adattarsi alle
contraddizioni del progresso. Stralunato e candido, i sensi sempre all’erta,
non si sa se più maldestro o più iellato, si ostina nonostante tutto a voler
ritrovare quella natura tanto rimpianta e della quale in città non restano
che pochi, striminziti segni. Ma, come scrisse Calvino, “(…) quella che egli
trova è una natura dispettosa, contraffatta, compromessa con la vita
artificiale.” Una natura matrigna, insomma, che lo attrae e lo respinge,
restituendolo ogni volta sconfitto alla grigia vita di tutti i giorni. E noi
lettori, un po’ ridiamo e un po’ ci immalinconiamo, perché lo sentiamo tanto
uno di noi.
(Monica Anelli) |
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Autore: Italo CALVINO
Titolo: Palomar
Editore: Einaudi
Anno: 1983
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C’è una lunga prefazione in cui Calvino spiega com’è
nata l’idea di “Palomar”. In realtà parla d’altro: di ciò che voleva
scrivere e non ha scritto. Già questo è un segnale: in questo libro niente è
come sembra. Il signor Palomar porta il nome di un famoso telescopio ed
effettivamente la sua principale attività è guardare, ma non il
cosmo infinito: Palomar si è dato il compito di osservare la vita nei
dettagli più apparentemente irrilevanti, tentando di ricavarne qualche
conclusione universale, impresa che tuttavia si rivela difficilissima. Egli
è il simbolo dell’intellettuale che, tra ironia e consapevole distacco,
tenta di muoversi tra le pieghe della nuova società dei consumi, cogliendone
inevitabilmente le incongruenze, le sfasature, i controsensi. Questo libro
va letto piano piano, frase per frase, non va divorato ma assaporato; alla
fine si viene premiati da alcune delle pagine più geniali che siano mai
state scritte in italiano: “La pantofola spaiata”, “Del prendersela con i
giovani”, “Serpenti e teschi” e molte altre.
"Rileggendo il
tutto, m'accorgo che la storia di 'Palomar' si può riassumere in due frasi:
Un uomo si mette in marcia per raggiungere, passo a passo, la saggezza. Non
è ancora arrivato."
(Daniela Borsato) |
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Autore: Italo CALVINO
Titolo: Se una notte d’inverno un
viaggiatore
Editore: Einaudi
Anno: 1979
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È un gioco letterario ma è anche una dichiarazione
d’amore. Tanti libri dentro un libro solo, dieci storie diverse che iniziano
ma non terminano, si concatenano con altre che a loro volta rimangono
incompiute, dentro la cornice di un’altra storia, quella del Lettore e della
Lettrice che s’incontrano e s’innamorano. Un gioco tutto di testa, un
esercizio di abilità narrativa (la tipica tecnica “combinatoria” di
Calvino). Ma io vi ho letto anche tanta passione: la passione del leggere e
del raccontare storie. È un romanzo fatto di inizi. Varrebbe la pena di
leggerlo solo per il primo incipit, la descrizione del
lettore-che-sta-per-iniziare-questo-libro. Ma è tutto un divertimento, un
piacere ogni volta frustrato e interrotto, che non permette comunque al
lettore di lasciare il romanzo a metà.
Calvino lo ha definito “un romanzo sul piacere di
leggere”. Io aggiungo: il piacere di leggere e di cogliere a nostra volta il
suo piacere di scrivere.
(Daniela Borsato) |
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Autore: Andrea CAMILLERI
Titolo: Il cane di
terracotta
Editore: Sellerio
Anno: 1996 |
Il commissario Montalbano affronta il solito fatto di
mafia, dove truffe e delitti si intrecciano con una certa “fantasia” del
crimine. L’ambientazione è nella metaforica cittadina di Vigàta e nel
territorio circostante. Ma questa volta il Commissario, durante le indagini,
si imbatte in un altro delitto misterioso e conturbante accaduto
cinquant’anni prima: i corpi nudi di una coppia di giovani trovati in una
caverna, custoditi da un cane di terracotta. Contro ogni logica, Montalbano
si butta anima e corpo in questa indagine difficilissima e ne viene a capo,
usufruendo dell’aiuto di singolari collaboratori: gli anziani del posto (la
memoria storica). Si direbbe un’inchiesta in pantofole mista a “cenette in
famiglia” con i piatti preferiti dal commissario buongustaio .
Si notano nel romanzo una grazia naturale nel raccontare, una lingua intrisa
di dialetto antico e un miscuglio delle culture millenarie che dimorano in
Sicilia, dove si sono succedute ben sedici dominazioni.
(Adele Chiappisi) |
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Autore: Andrea CAMILLERI
Titolo: La luna di carta
Editore: Sellerio
Anno: 2005 |
L’ennesima “ammazzatina” a Vigata, l’ennesimo caso
da risolvere per il commissario Montalbano: stavolta deve trovare
l’assassino di un informatore medico-scientifico tutto lavoro, amante e
doppia vita. Ci riuscirà, come sempre del resto, ma ancora una volta il
successo avrà un retrogusto amaro. Non c’è trionfo nella scoperta della
verità, solo una dolorosa presa d’atto e un senso di compassione per le
miserie umane: perché sono acque torbide e insidiose quelle nelle quali
Montalbano deve muoversi per ricostruire una verità che molti hanno
interesse a tenere celata. Due donne, ognuna a suo modo inquietante, sono le
custodi dei segreti che il commissario dovrà infrangere per arrivare
all’illuminazione decisiva, svelando così il loro gioco, il loro tentativo
di fargli credere, come fece una volta suo padre quando lui era “picciriddro”,
che la luna è di carta.
Prevale, in questo romanzo, una sensazione di profonda
malinconia: è il passare del tempo, è “la vecchiaia che tuppia testardamente
alla porta”, è quel pensiero ricorrente “Quanno viene il jorno della tò
morti…” che sempre più spesso assale Montalbano nel dormiveglia, di prima
mattina… ma ancora una volta quella malinconia si stempera nella graffiante
ironia di Camilleri e nella sua godibilissima prosa che avvolge, canta e
diverte.
(Monica Anelli) |
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Autore: Andrea CAMILLERI
Titolo: La pensione Eva
Editore: Mondadori
Anno: 2006 |
L’ultimo romanzo di Andrea Camilleri si differenzia
dagli altri suoi scritti e come lui stesso afferma “…non è un racconto
storico né un racconto poliziesco, è un racconto fortunatamente
inqualificabile”.
La vicenda è ambientata in una casa chiusa, durante la Seconda Guerra
Mondiale”, ma malgrado la scabrosità delle vicende, l’autore dà delle
“ragazze” non una descrizione degradante ed accusatoria: le presenta
piuttosto come delle “vestali”; il protagonista Nenè e gli amici Ciccio e
Jacolino, appena diciottenni, tengono con loro un rapporto direi
cameratesco.
Fatto straordinario, dalla frequentazione della pensione Nenè si arricchisce
spiritualmente, ascoltando le storie umane di quelle ragazze che vivono una
specie di duplice vita.
La guerra comunque colpisce tutti: la donna, per quanto non direttamente in
combattimento, è la più profondamente colpita, vittima non solo degli
invasori, ma dei suoi più stretti congiunti; il protagonista e gli amici
vengono coinvolti dalla vicenda bellica ed anche la pensione Eva non
sopravvive ai bombardamenti. Solo due delle ragazze riescono, in maniera
diversa, ad affrancarsi da quella triste vita: Siria con uno stratagemma
riesce a sparire col suo amante, il baronello Nicotra di Monserrato, e Lulla
sparisce per mare con Giugiù.
(Adele Chiappisi) |
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Autore: Marie CARDINAL
Titolo: Le parole per dirlo
Editore: Bompiani
Anno: 1976 |
Non basterebbero dieci recensioni per parlare di questo
libro, tante sono le cose da dire, i collegamenti che suggerisce, gli spunti
che offre, le emozioni, gli immancabili confronti, i ricordi che, come
flash-back, riporta alla memoria.
Restiamo, allora, nel romanzo. Anestetizziamo il personale e mettiamo dei
confini, delle restrizioni, lì dove i confini andrebbero divelti, ma tutto
ha un limite, soprattutto in una recensione piccola piccola…
Il libro è completamente autobiografico, Marie ha trent’anni e la Cosa, la
malattia innominabile e inspiegabile, si è impossessata di lei tra incubi,
angosce, paura di vivere e di morire, emorragie continue e secrezioni
nauseanti...
La Cosa ha sempre covato in lei, da bambina, per trasferirsi definitivamente
nel suo corpo, uscendo allo scoperto in manifestazioni umilianti e
devastanti.
Tra la clinica e la tentazione del suicidio, lei sceglie la terza via,
l’analisi. E racconta… “Il dottore sta chiaramente aspettando che mi decida
a parlare.
-Dottore sono malata da molto tempo. Sono scappata da una clinica per venire
da lei. Non ce la faccio più a vivere.
I suoi occhi mi fanno capire che mi sta ascoltando, che devo andare avanti…
-La psicoanalisi può sconvolgere completamente la sua vita-le risponde il
dottore.”
Ma che cosa può sconvolgere la sua vita più di quanto non avesse fatto la
Cosa con tutti i suoi tentacoli?
Per sette anni percorrerà il “vicolo senza uscita, fino in fondo, fino al
cancello di sinistra da quell’ometto” che la porterà a rinascere, a
liberarsi.
Un viaggio all’interno di se stessa lungo e faticoso, da cui Marie cercherà
più volte di sottrarsi, ma la consapevolezza che andare avanti significa
allontanare la Cosa la porta a proseguire, lentamente, dolorosamente, senza
scorciatoie...
Il viaggio di Marie è un viaggio all’inferno, dal quale riemergerà
affrancata, rinata, pronta ad andare avanti, a vivere.
Le parole per dirlo sono le parole che Marie usa per liberarsi, le parole
strumento terapeutico, le parole unico mezzo, unico potere.
Sono le parole che riportano alla luce la Marie bambina, il suo passato, il
rapporto conflittuale con la madre, il rapporto mancato con il padre, la
paura nei confronti del proprio corpo, del sesso…
Una storia tutta al femminile, come femminile è il linguaggio, caldo,
diretto, concreto, visivo.
Mi accorgo che di paletti ne ho messi tanti, per volontà e per incapacità.
Avrei voluto mettere in luce tanti s/punti che mi hanno fatto fermare nella
lettura, tornare indietro, chiudere il libro e gli occhi, riflettere,
passarmi una mano sulla fronte, talvolta sorridere. Mi fermo qui, però, con
le mie poche povere “parole per dirlo”, ritagliate, frenate, spezzate, ma
assolutamente desiderose di invogliarvi a leggerlo, trovarci un pezzetto di
voi e sentirvi, come Marie nelle ultime righe, “una voglia di vivere e di
costruire grossa come un pianeta.
(Maria Cristina Rosa) |
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Autore: Massimo CARLOTTO
Titolo:
Arrivederci amore ciao
Editore: E/O
Anno: 2001 |
La vicenda narrata in questo romanzo ha un
percorso a parabola: la violenza, la prepotenza, la cattiveria sono legate
l’una all’altra in una storia turpe e criminale.
Il giovane protagonista, un uomo senza
principi, vuole lasciarsi alle spalle un vissuto politico rivoluzionario che
lo perseguita e che non gli ha permesso di realizzare quello cui aspirava:
entrare nel mondo dei vincenti. La
storia inizia in Sud America, dove egli viene incaricato dalla guerriglia
di giustiziare un suo amico di militanza rivoluzionaria . Torna in Italia e
per rifarsi una vita vende i suoi ex compagni in cambio di un forte
sconto di pena; poi quando esce di galera fa una rapida carriera,
sfruttando donne, truffando, esercitando ricatti e compiendo azioni
criminali di ogni tipo. Grazie al suo fascino, al cinismo e alle relazioni
sociali in un certo Nordest assetato di denaro, passa dalla marginalità
alla buona società e diventa un vincente. Carlotto usa la sua “cultura carceraria”
per fornire un ritratto sconvolgente, realistico e impietoso dell’Italia
degli anni '70. Tanti hanno cercato di ricostruire, con disinvoltura, la loro
purezza sociale e politica, prevaricando con ogni mezzo pur di avere
successo, potere e rispettabilità.
(Alida Fonnesu) |
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Autore: Massimo CARLOTTO
Titolo: il Fuggiasco
Editore: e/o
Anno: 1995 |
Il racconto, vincitore del premio
letterario nazionale “G.Dessi” (Villacidro 1995) è vivace e autoironico e si
può definire romanzo di formazione (e di deformazione), di una vita
costretta al vagabondaggio. Questo libro miscela il reportage giornalistico
col «giallo di pura fiction» e sembra anticipare il genere delle opere
successive dell’autore. Una lunga storia in cui l’autore narra le sue
peripezie nel periodo della latitanza prima in Francia e, poi, in Messico.
I temi affrontati sono tanti: il tormento della nostalgia, il
desiderio di tornare in patria, i sensi di colpa per il sacrificio imposto
alla famiglia, la rinuncia agli affetti e all’amore. Un’autobiografia lucida
e dura.
(Alida Fonnesu) |
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Autore: Massimo CARLOTTO
Titolo:
Le irregolari
Editore: E/O
Anno: 1998 |
La storia: nel 1900 un anarchico torna in
Italia e si chiude in silenzio. Un secolo dopo un suo nipote arriva a Buenos
Aires e si ferma in un hotel. Il protagonista scoprirà l’esistenza di un
ramo della sua famiglia grazie ad una donna straordinaria.
Un bellissimo
romanzo/diario, basato si fatti e personaggi veri. In maniera completa e
precisa lo scrittore, che è anche il protagonista, descrive il modo in cui
le persone sparivano, le torture fisiche e psicologiche, la morte, la
sepoltura nelle fosse comuni. Parla anche del traffico di bambini, figli
delle donne sequestrate, che venivano eliminate subito dopo aver partorito e
del ruolo immorale della Chiesa e dei governi di tutto il mondo rispetto
alla vicenda. Le reali protagoniste sono, però, le Madri e le Nonne di Plaza
de Mayo, luogo mitico, in cui, tutti i giovedì, queste donne, simbolo della
resistenza, del ricordo e della richiesta di giustizia, si riuniscono e
marciano per tenere vivo il ricordo dei loro cari e perché coloro che
agirono tanto spietatamente non possano dormire tranquilli.
(Alida Fonnesu) |
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Autore: Massimo CARLOTTO
Titolo: La verità
dell’alligatore
Editore: E/O
Anno: 1996 |
Massimo Carlotto è nato a Padova ma vive a
Cagliari: in questo libro incontriamo l’Alligatore, un ex- cantante di blues,
Beniamino e gli strani personaggi che li aiuteranno a trovare la verità in
un caso complicato. Il tema principale è l’assassinio di una donna che fa da
sfondo alla realtà sociale che circonda gli avvenimenti. La scrittura musicale e vibrante non
riesce a nascondere del tutto le note del disagio e della malinconia. La
lingua è vivace ed immediata.
(Alida Fonnesu) |
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Autore: Massimo CARLOTTO,
Marco VIDETTA
Titolo: Nordest
Editore: Edizioni e/o
Anno: 2005 |
Scorre via veloce questo noir di
provincia dallo stile asciutto e dal ritmo incalzante, scritto a quattro
mani da Carlotto e Videtta. Al centro della storia l’omicidio di una donna
in procinto di sposare il rampollo di una delle famiglie più potenti del
paese. Sarà proprio lui, giovane - e per certi aspetti troppo ingenuo e
“puro” - avvocato destinato a succedere al padre nella conduzione dello
studio di famiglia, a scoprire l’identità dell’assassino ma anche una serie
di verità scomode e dolorose fino a quel momento nascoste sotto la patina di
opulenza e rettitudine dell’operoso Nordest italiano. Sullo sfondo, i mali
piccoli e grandi di una provincia dove il processo di industrializzazione ha
lasciato dietro di sé un ambiente depredato e sacrificato alle fabbriche e
un’illegalità diffusa a più livelli; e poi le “famiglie”, le grandi famiglie
industriali custodi di ipocrisie e segreti inconfessabili, pronte a immolare
i loro figli sull’altare del potere, del denaro, del perbenismo più becero e
cieco. Francesco, il giovane avvocato, rifiuta di piegarsi a queste logiche
e va alla ricerca della verità… che sarà amara, sì, ma anche - e soprattutto
- liberatoria.
(Monica Anelli) |
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Autore: Gianrico CAROFIGLIO
Titolo: Ad occhi chiusi
Editore: Sellerio
Anno: 2003
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Leggete Carofiglio, gente: fa bene allo spirito e al cervello.
È uno di
quei felici casi in cui uno ha delle cose da dire e le dice anche in maniera
straordinaria, con quella sua scrittura essenziale e leggera che fa volar
via le pagine una dietro l’altra, che quasi ti dispiace di finire il libro
troppo in fretta.
Carofiglio, magistrato di professione, si è inventato un personaggio di
quelli che “bucano” la pagina, un giovane e tormentato avvocato barese alle
prese con cause difficili, e ne ha fatto il protagonista di una serie di
“gialli legali” arrivata finora al terzo episodio.
In questo, il secondo, l’avvocato Guido Guerrieri si imbarca nella
costituzione di parte civile nella causa intentata da una giovane donna
contro le violenze dell’ex-convivente. Causa che appare fin dall’inizio una
vera e propria “mission impossible”: l’uomo, infatti, non è solo un noto
medico della Bari bene, ma è anche il figlio di uno dei “baroni” del
tribunale locale.
Guerrieri, che si esalta proprio nella situazioni più spinose, parte ancora
una volta per la sua crociata, armato del suo profondo senso di giustizia,
ma anche di intelligenza, perizia e passione. Intorno a lui si muove tutta
una serie di figure che tracciano un quadro alquanto convincente della varia
umanità che popola le aule di un tribunale di provincia.
Quello che mi piace di Guerrieri è il suo essere un personaggio solido, a
tutto tondo: Carofiglio ce lo mostra anche nella vita privata, con le sue
manie, i suoi passatempi, la sua complicata vita sentimentale. E il suo
raccontarsi in prima persona, quel suo modo scanzonato e sincero di mettersi
a nudo, quell’ironia tagliente che non lo abbandona mai, nemmeno durante le
peggiori botte di malinconia, ce lo rendono istintivamente e immediatamente
simpatico.
Raramente, dopo Montalbano, mi sono affezionata tanto a un personaggio.
(Monica Anelli)
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Autore: Gianrico CAROFIGLIO
Titolo: Testimone inconsapevole
Editore: Selleri
Anno: 2005
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Salve. Sono un avvocato. Uno dei tanti avvocati di cui
si scrive. Volevo dire “di cui si legge” ma il gioco di parole mi è parso
infame. Mi chiamo Guido. Vivo a Bari. Separato, anzi, lasciato da poco. Ho
sofferto di attacchi di panico. Va meglio, grazie. La mia canzone preferita
è Pezzi di vetro, De Gregori. Ma anche Simon and Garfunkel...
In the clearing stands a boxer,
And a fighter by his trade
And he carries the remainders
Of ev’ry glove that laid him down
And cut him till he cried out
In his anger and his shame,
“I am leaving, I am leaving”
But the fighter still remains
Lie-la-lie . . .
Mi piace la boxe. Mi ha aiutato molto, quando Sara è andata via. Non sono un
duro, un vincente. Sono uno che lavora.
Tempo fa venne da me una donna, agronoma, di Assuan, Sudan. Mi parlò di un
suo amico senegalese, un vucumprà, insomma, accusato dell’omicidio di un
bambino di nove anni.
Una storia poco convincente, troppe prove, troppi indizi da parte
dell’accusa per un avvocato in crisi. Eppure… Quale extracomunitario nelle
sue condizioni avrebbe rifiutato il rito abbreviato, scegliendo un processo
con pochissime possibilità di assoluzione? Lui lo fece….
Negli States questo sarebbe un legal thriller. A me sembra il racconto di un
caso che ha ridato sapore alla mia vita e a quella di Abdoul.
Ah, non vi ho parlato di Margherita. Vi lascio la curiosità.
Il mare è ancora bello, a Polignano…
(Maria Cristina Rosa) |
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Autore: Carlo CASSOLA
Titolo: La ragazza di Bube
Editore: Rizzoli
Anno: 1960
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È un romanzo semplice “La ragazza di Bube”; semplici e
umili sono i personaggi, essenziali, a volte quasi banali i dialoghi, come
pure i sogni della protagonista, addirittura semplice la sua tragicità.
Una Toscana come sempre spettacolare e l’immediato dopoguerra fanno da
sfondo a una storia d’amore pura e, a modo suo, romantica.
Mara è ancora una ragazzina quando s’innamora del partigiano Bube, arrivato
per caso un pomeriggio con una pezza di seta gialla in dono. È un amore nato
quasi per gioco, per un paio di scarpe con il tacco o poco più. Quasi
inconsapevolmente, Mara si ritrova fidanzata con il partigiano di pochi anni
più grande di lei, ma che ha già un passato tormentato da vicissitudini non
del tutto chiare. Lo strano fidanzamento è sostenuto dal padre di lei,
comunista rivoluzionario, e osteggiato dalla madre, indurita dalla morte del
figlio, compagno di Bube.
Siamo negli anni confusi del dopo Liberazione e gli eventi trascinano Mara
in una storia molto più grande di lei che, a poco a poco, da marionetta del
destino diviene vera e propria protagonista, lei che sognava semplicemente
una borsetta nuova, una casetta piccola ma pulita, un maschietto e una
femminuccia.
Passano gli anni, e la ragazzina che aspettava il ritorno del suo Bubino,
colei che per un sogno di gioventù ha rinunciato ad un futuro migliore,
oramai si è fatta donna…
Quella che ci accompagna alla fine del romanzo è una donna coraggiosa, che
ha saputo far maturare il suo amore crescendolo sulla fatica della
lontananza, sulla struggente rimembranza dei pochi istanti di tenerezza
realmente vissuti.
A distanza di più di quarant’anni dalla sua pubblicazione “La ragazza di
Bube” rimane indubbiamente una lettura piacevolissima.
(Fanny Grespan) |
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Autore: Vincenzo CERAMI
Titolo: L’incontro
Editore: Mondadori
Anno: 2005
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Sandro Bulmisti, docente di estetica, negli ultimi
tempi si è dedicato anima e corpo all’enigmistica e ha fondato una rivista,
“I torni contano”. Improvvisamente è scomparso nel nulla. Se ne preoccupano,
ma nemmeno troppo, i suoi colleghi e discepoli. Casualmente il giovane
Ludovico, appassionato anche lui di enigmistica, acquista su una bancarella
una copia della rivista e scopre che il professore ha lasciato un enigma in
versi, una traccia che dovrebbe portare a lui. In realtà la verità da
scoprire non è tanto il “dove” ma il “perché”. La caccia al tesoro porta il
ragazzo a indagare in fatti accaduti prima della sua nascita, negli anni di
piombo, in dolorose tragedie pubbliche e private, nella letteratura e nel
cinema degli anni ’70. Uno spunto stimolante, un’idea avvincente, che forse
si sarebbe potuta sviluppare meno frettolosamente e con maggiore attenzione
alla logica del racconto e alla caratterizzazione dei personaggi. Tuttavia
il meccanismo narrativo funziona e il racconto si legge con piacere. Basta
non far caso, se ci si riesce, ai troppi punti esclamativi di cui Cerami
costella i suoi dialoghi e alla strana, non si sa quanto ironica, idea di
intrufolarsi in prima persona nella storia tra gli scrittori dell’epoca,
piazzandosi senza alcun pudore tra Bertolucci e Pasolini.
(Daniela Borsato) |
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