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NARRATIVA DA-DL vai a DM-DZ
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D
Autore: Sandrone DAZIERI
Titolo: È stato un attimo
Editore: Mondadori
Anno: 2006
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Un attimo… già, a volte basta un attimo e
la vita prende una piega strana: Santo Denti, pubblicitario milanese di
successo, si risveglia dolorante sul pavimento di un bagno della Scala
durante la rappresentazione della Manon di Massenet, senza più coscienza
della propria identità. Anzi, a dirla tutta è convinto di avere 14 anni di
meno e di essere un piccolo spacciatore di cocaina nella Milano dei primi
anni ’90, noto nel giro col nome di Trafficante: esattamente quello che era,
in effetti, prima di darsi una ripulita e cambiare vita. Come se questo non
bastasse, qualche ora dopo scopre anche di essere il principale indiziato in
un assassinio: ha poco tempo per ricostruire la sua esistenza fino alla sera
prima e per capire se e perché possa davvero aver ammazzato un uomo.
È un noir dal grande ritmo, questo: lo stile segue il rapido
succedersi degli avvenimenti con frasi brevi e concitate; il passato
riaffiora all’improvviso nei fotogrammi veloci e confusi che spezzano la
narrazione, restituendo tutto il senso di angoscia di chi ha urgenza e paura
al tempo stesso di ricostruire il proprio vissuto e la propria identità.
Santo/Trafficante è un personaggio ben definito, cui l’autore regala uno
sguardo acuto e un’ironia tagliente: vista attraverso i suoi occhi, la
Milano fredda e anonima che fa da sfondo al racconto è una città molto
diversa da quella “da bere” che affiora dai suoi ricordi annebbiati; e
l’amnesia è l’espediente narrativo che lo autorizza a criticare ferocemente
il luogo e l’ambiente sociale nel quale ha vissuto e lavorato solo fino a
pochi giorni prima.
Santo e Trafficante, diversi come il giorno e la notte, sono le due anime di
una stessa persona: quale delle due sopravviverà?
(Monica Anelli) |
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Autore: Sandrone DAZIERI
Titolo: La cura del gorilla
Editore: Einaudi
Anno: 2001 |
Il mio nome è Sandrone
Dazieri, come il mio autore. E come il mio Socio, quello che voi
chiamereste alter-ego. Quando non lo chiamo Socio, lo chiamo l’Altro. Sono
un tipo poco raccomandabile, sgangherato, schizofrenico, ex frequentatore di
centri sociali. Il Socio è ben altro, è quello che mi lascia appunti dei
fatti quando sono stravolto dai… fatti, quello che ha più i piedi per
terra. Il concreto, insomma. La tizia che digita ‘ste robe con mani
intirizzite non è il mio tipo ma lei pensa che, qualche anno fa, io sarei
stato il suo, di tipo. Lasciamoglielo credere, cavolo, sta digitando di me.
Parliamo della storia, però. E’ una storiaccia che si svolge tra Torino,
Milano e Cremona, tra immigrati albanesi (uno ci rimane secco), un editore
di stronzate porno, un’affascinante ragazza slava, e poi c’è Vera, una tipa
di oggi. Compaiono i miei amici, tutti ex leoncavallini, compagni di tutto
e di niente. L’altro Dazieri, quello che scrive, è uno tosto. Abbiamo molte
cose in comune, non vi dico quali. Lo scrittore è lui, ed è grande.
Brillante, ironico, a tratti stralunato e surreale. Ricostruisce situazioni
che richiamano il cinema, i fumetti, gli anni del movimento. Quando l’arte
era tutto e tutto era arte.
Un’ultima cosa, non è un noir, un thriller o roba del genere. È giallo puro.
“Un grazie di cuore da
me e dal mio Socio” (è l’ultima pagina, davvero) e visto che ci sono e che
ci sei, tastierista, un grazie pure a te per aver scelto me e non, che so
io… il tuo concittadino.
Se capiti a Cremona,
ti porto alla trattoria del Sabbiaiolo, hanno un unico cd, Miles Davis, You're under arrest. Sorridi, adesso, eh?
(Maria Cristina Rosa) |
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Autore: Luce D’ERAMO
Titolo: Deviazione
Editore: Mondadori
Anno: 1979 |
“Basta, vado a vedere!” E dopo un‘ennesima notte
insonne, Lucetta partì.
Aveva diciotto anni, era figlia di un Sottosegretario della Repubblica di
Salò e, nata in Italia, viveva a Parigi.
Cosa voleva andare a vedere? Quello che succedeva in Germania, nei lager di
concentramento, di prigionia militare, campi di passaggio, campi di stermino
che però non si chiamavano così. E vi andò come lavoratrice volontaria, con
un’organizzazione “che prometteva cose fantastiche”, amava raccontare.
Fu imprigionata perché partecipò ad uno sciopero e, uscita dal carcere,
tentò il suicidio. Venti buste di veleno per topi.
Fu rimpatriata ma, giunta a Verona, gettò lo zaino con i suoi documenti e si
infilò in un gruppo di deportati. Dachau.
Poi l’evasione e, tra una fuga e l’altra, si trovò a Magonza, dove, per
tentare di salvare delle persone prigioniere sotto le macerie dopo un
bombardamento, rimase incastrata nel crollo di un muro.
Uscì viva. Ma sulla sedia a rotelle.
E il racconto continua. L’ospedale, gli amici, il fidanzato, il marito, il
figlio, la morfina, la disintossicazione…
La narrazione, autobiografica, non è cronologica e neanche sempre in prima
persona.
E il perché del titolo si rivela alla fine, quando Lucetta racconta... “C’è
un fatto che ho eluso. A forza di dire che ero stata deportata a Dachau ci
avevo creduto. Ma non è vero. I miei compagni vennero trasferiti in quel
lager. Io no. Fui rimpatriata.” Ma, giunta a Verona, butta via i documenti e
si fa catturare volontariamente. E conclude: "…finalmente (ridevo tra le
lacrime) anch’io sono stata picchiata, da sola, personalmente, adesso sono
proprio come loro: bastonata sputata, in tutto come loro, non ricadrò nel
mio ceto, mentre correvo correvo verso Magonza.”
Non è un caso se questo libro ha avuto una gestazione trentennale…
Chiudo gli occhi e vedo Lucetta di fronte a me, con il suo gatto sulle
ginocchia. La voce dolce, a tratti incerta, a volte brusca. L’accento
francese e quel modo di terminare la frase quasi arrotolando in fretta le
ultime parole e lasciando che le mani, delicatamente, riempiano il silenzio
con il gesto. E il suo sguardo. Quegli occhi neri e ribelli, profondi e
scrutatori, quegli occhi dalle tante domande e dalle tante risposte. E,
attraverso i suoi occhi, passano tutti i protagonisti del libro, anche
quelli appena intravisti, che non hanno permesso al nazismo di distruggere
la solidarietà. Quella forte, quella timida, quella scontrosa, quella
nascosta.
Questo romanzo (romanzo di formazione?) non è una lettura piacevole. È un
pugno allo stomaco, uno schiaffo sulla guancia, un getto d’acqua gelata
improvviso. Perché leggerlo, allora? Perché “noi viviamo nell’ epoca della
pubblicità e dell’ eufemismo, sotto il quale si maschera ciò che dispiace.
Così si sono chiusi gli occhi sulla realtà del nazismo” (Luce D’Eramo)
E se riuscite a leggerlo una volta, leggetelo una seconda volta.
Ripercorrete con Lucetta quelle strade che al primo passaggio appaiono in
penombra e vi sarà più luce. Strade del cuore e della mente. Strade che
portano all’altro, quell’“altro” verso cui l’odissea di Lucetta si è
sempre diretta. L’uomo? La verità? Chi sono io per dirlo…
Maria Cristina Rosa) |
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Autore: Luce D’ERAMO
Titolo: Ultima luna
Edizione: Mondatori
Anno: 1993 |
Un libro del ’93? Ma che strana idea… Non so neppure se
sia ancora in commercio. Ora ci sono le news, le novità, i best-sellers…
Però mi piace parlarvene ugualmente.
A Luce D’Eramo arrivai passando per Silone.
Adottai, non ancora adolescente, l’autore marsicano come padre spirituale
(politico? intellettuale? di coscienza?) senza che lui lo sapesse. Non
saprei se ora ne sia venuto a conoscenza ma credo di sì, tanto sono
frequenti i viaggi nel suo paese, sulla sua tomba, nel Centro Studi a lui
dedicato e, soprattutto, nei suoi libri.
Torniamo a Luce D’Eramo.
Conobbe Silone tardi, negli anni ’60. Gli inviò un manoscritto che tutti gli
editori avevano rifiutato, la storia della crisi di un ragazzo comunista.
Lui le rispose e scoprirono di abitare vicino, dalle parti di piazza
Vittorio.
La loro amicizia durò fino alla morte di Silone, in Svizzera. Luce D’Eramo
scrisse due libri e diversi articoli sull’opera di Silone.
Quel manoscritto “galeotto” si intitola “I ruminanti” ed è stato poi
introdotto, sotto forma di racconto biografico, in questo libro.
“Ultima luna” è una storia di vecchiaia e di amore.
Bruno Gordini, il protagonista de “I ruminanti”, è un giornalista di mezza
età, che vive in Giappone da vent’anni, dopo essere andato via dall’Italia
a causa di una crisi con il Partito Comunista (crisi vissuta dalla D’Eramo
e, prima di lei, da Silone).
Sua madre Alfonsina vive in una casa di riposo.
Due storie si intrecciano, quella del rapporto tra Bruno e sua madre, nell’
ultimo periodo di vita di quest’ultima, e quella del sentimento che nasce
tra Silvana, la geriatra che ha in cura Alfonsina, e lo stesso Bruno.
Non pensate: “Ma che razza di trama!”. È vero, è un libro che tratta temi
non facili, la solitudine, la vecchiaia, la morte. Ma il sentimento che
nasce tra Bruno e Silvana ha il sapore di un dono inaspettato, di qualcosa
di delicato e sorprendente. ”Bruno ed io invecchieremo insieme”, promette
Silvana ad Alfonsina morente. E qualcosa nasce, passa di mano, rimane.
Uno strano romanzo e una strana scrittrice, dallo stile asciutto, senza
fronzoli, talvolta “crudo e sgarbato”, come lo definì Enzo Siciliano.
Mi piacerebbe parlare più a lungo di Luce D’Eramo.
Della sua particolarissima vita, degli altri suoi libri, del suo amore per i
gatti, di come riuscii a conoscerla…
Se non vi disturbo troppo, la prossima volta…
(Maria Cristina Rosa) |
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Autore: Tatiana DE ROSNAY
Titolo: La chiave di Sarah
Editore: Mondadori
Anno: 2007 |
Parigi, 1942: nella notte tra il 16 e 17 luglio la
polizia francese, per ordine del governo di Vichy, arresta circa 13000
ebrei, in prevalenza donne e bambini, rinchiudendoli per diversi giorni nel
Velodromo d'Inverno, paurosa anticamera dei campi di concentramento. Prima
di essere prelevata con i suoi genitori dal suo appartamento nel Marais, la
piccola Sarah riesce a nascondere il suo fratellino in un armadio a muro
segreto, con l'intento di tornare a liberarlo qualche ora dopo. La bambina è
ignara del destino che la accomunerà a migliaia di altri ebrei in quello che
è ricordato dalla storia come "la rafle du Vel’ d'Hiv", il più grande
rastrellamento realizzato nel Paese durante la Seconda Guerra Mondiale e uno
degli episodi più vergognosi della storia francese.
Una sessantina di anni dopo, Julia, giornalista americana ma parigina di
adozione, è incaricata dalla rivista per cui lavora di condurre un'inchiesta
sui fatti del Vel’ d'Hiv: nel corso delle sue ricerche un passato
sconosciuto e angosciante irrompe nella sua tranquilla esistenza borghese,
sconvolgendola.
Il racconto è appassionante, ricco di pathos e ben condotto soprattutto
nella prima parte, dove si alternano due diversi piani narrativi e
temporali. Nella seconda parte del romanzo la tensione si allenta, il ritmo
cala e la storia si avvia verso un finale che appare piuttosto scontato. Nel
complesso, comunque, l'opera coinvolge ed emoziona soprattutto per la
tragicità dei fatti che richiama alla nostra memoria.
(Monica Anelli) |
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Autore: Ermanno DI SANDRO
Titolo: Le insorgenze del cuore
Editore: Lupo Editore
Anno: 2007
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Nel libro si racconta la storia
sfortunata e inedita dei genitori di Ermanno Di Sandro che, nel 1956,
emigrarono negli Stati Uniti viaggiando sulla gloriosa nave di linea
italiana Andrea Doria, orgoglio nazionale. Erano in cerca della "terra
promessa", ma la nave, nella notte tra il 25 e il 26 luglio, fu speronata
dalla Stockholm, nave passeggeri svedese con la prua rinforzata. Il disastro
della vicenda è narrato con insolito spirito di partecipazione, visto che
durante le operazioni di
salvataggio perì la sorella Norma di appena 4 anni. Quell'evento ha segnato
profondamente la vita dell'autore. Sebbene sia nato due anni dopo, la
presenza della sorella è stata per lui sempre costante. Ermanno Di Sandro è
certo che il suo angelo custode sia proprio Norma e racconta di alcune
grazie ottenute per sua diretta intercessione. Il suo affetto per lei è
talmente grande che si dice infine certo che tutti coloro che pregheranno
per Norma avranno un sostegno da Lei. Tra l'altro chi ha avuto modo di
seguire sui canali RAI la puntata di "Ulisse" - l'interessante trasmissione
curata da Alberto Angela - sul naufragio dell'Andrea Doria, avrà potuto notare
che il dramma di Norma è stato illustrato fin nei minimi dettagli. E così
quello che poteva sembrare un freddo e distante documentario, per chi ha
letto il libro assume invece i contorni di una dolorosa ed intima vicenda
familiare.
(Giuseppe Landolfi) |
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Autore: Paolo DI STEFANO
Titolo: Aiutami tu
Editore: Feltrinell
Anno: 2005 |
Un ragazzo di 13 anni, Pietro, scrive ogni giorno, più
volte al giorno, a Marianna, una donna molto più grande di lui alla quale lo
lega un rapporto unilaterale forse d’amore, forse una fantasia, chissà. A
poco a poco quella che sembra una romantica infatuazione adolescenziale si
trasforma in un’ossessiva, disperata, concreta richiesta d’aiuto. Pietro ha
bisogno che qualcuno aiuti lui e sua sorella, “la mocciosa”, a salvarsi da
una strana, misteriosa, spaventosa situazione familiare. Inizialmente sembra
la storia banale di una separazione, di genitori distratti e ostili tra
loro, una vicenda come tante altre. Ma non è così: la storia prende i
contorni di un giallo, Pietro intuisce il pericolo e il male che emana dai
perfidi Nespola ai quali i genitori hanno affidato i ragazzini; una madre
indifferente e sprovveduta e un padre vittima di gravi errori non possono
aiutare lui e la “mocciosa” a liberarsi. Se gli adulti sono cattivi o
irresponsabili dovrà fare l’adulto lui, anche se non ne ha voglia e l’unico
suo desiderio è la normalità: la famiglia, la scuola, l’amore per la
compagna di banco. L’unico aiuto che potrà dargli Marianna è la
testimonianza di quanto è accaduto.
Una storia angosciante, ma a tratti anche divertente, di solitudine e paura,
di rivolta contro un mondo adulto incapace di dare le semplici banali
risposte che cerca un ragazzino come tanti altri, solo più sensibile e
coraggioso.
(Daniela Borsato) |
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